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Il fico d’india, la pianta azteca portata dagli spagnoli

di Giacomo Alberto Manzo*

Il fico d’India è originario del Messico, da dove si è diffuso in tutta l’America centrale, divenendo un importante prodotto commerciale. Gli Aztechi consideravano sacra questa pianta e testimonianze del valore attribuitole sono contenute nel Codice Mendoza, in cui sono descritti gli usi e costumi di questo popolo. L’opuntia ficus-indica arrivò in Europa, presumibilmente, intorno al 1493 col ritorno di Cristoforo Colombo in Spagna dalla sua esplorazione alla ricerca di una via alternativa verso le Indie e, proprio dall’errore dell’esploratore, deriva il nome di questo frutto.

Essendo poi, il fico d’India una pianta in grado di crescere in zone aride e potendo resistere a temperature oltre i quaranta gradi, si è adattato bene al bacino del Mediterraneo e alle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania. In Italia, soprattutto in Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna, questa pianta ha trovato l’ambiente giusto per proliferare, tanto che siamo il secondo paese produttore al mondo dopo il Messico.

In Sicilia, il ficodindia fu introdotto dagli spagnoli nel sedicesimo secolo e la sua coltivazione cominciò immediatamente. Nella zona dell’Etna ci fu la maggior diffusione del fico grazie alle sue capacità di adattamento e alla forza delle sue radici in grado di dissodare il terreno vulcanico. Le varietà maggiormente diffuse sono la moscateddo di color arancione, la sanguigna di color rosso, la sulfarina gialla e la muscarella bianca. Coltivato per lo più nelle miti regioni mediterranee, il fico d’india trovò condizioni ambientali ottimali, tanto da divenire uno degli elementi coreografici del paesaggio.

La filiera produttiva del ficodindia è, a livello europeo, esclusiva della Sicilia che detiene il monopolio del mercato italiano e oltre il 90 per cento del mercato comunitario. La superficie complessiva interessata alla coltivazione specializzata del ficodindia in Sicilia, è di circa 4 mila ettari. Ottimo alimento, dalla forte connotazione nutraceutica.

*Enologo

©RIPRODUZIONE RISERVATA





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