Terrà

“Le Siringate”, i dolcetti margheritesi apprezzati dalla principessa Filangeri

di NinoSutera

Santa Margherita Belice (Agrigento), ha adottato il percorso Borgo GeniusLoci De.Co. Un percorso culturale che prevede un modello dove gli elementi essenziali di relazionalità sono territorio – tradizioni – tipicità (intesa come specificità) – tracciabilità – trasparenza, che rappresentano la vera componente innovativa, da condividere con il territorio e per il territorio. Il percorso Borghi  GeniusLoci De.Co. mira a salvaguardare e valorizzare il “locale”, rispetto al fenomeno della globalizzazione, che tende a omogeneizzare prodotti e sapori. Il GeniusLoci rappresenta l’essenza, l’identità di un territorio; a esso appartengono le immagini, i colori, i sapori e i profumi dei paesaggi. a

Una attenta ricerca storica del professore Andrea Randazzo, sull’origine del prodotto simbolo e identitario di Santa Margherita Belice, le “siringate”, racconta che con la venuta degli Spagnoli in Sicilia, nel 1516 con re Carlo V d’Asburgo, il settore culinario e dolciario si arricchì di nuovi prodotti. Come i famosi Churros (siringate) che in Sicilia, non riscossero la medesima popolarità che avevano ed hanno nei paesi di lingua spagnola, dovuto, probabilmente, al nostro largo uso di cannoli, cassatelle e sfingi, portati in Sicilia dagli Arabi. I churros e le siringate di Santa Margherita di Belìce sono simili nella forma e nel colore ma diversi nella sostanza: i primi sono fatti, in ordine di quantità, di acqua, farina, burro, uova, zucchero e sale; i secondi, di ricotta, farina, miele, zucchero, uova, cannella e scorza d’arancia grattugiata.

I bene informati, raccontano che a fare le prime siringate di ricotta fu la moglie di un pastore margheritese, che viveva nel lontano feudo Meccina col marito e la loro numerosa prole. In estate, le pecore, come è noto, producono poco latte e di conseguenza i pastori ottengono limitati quantitativi di ricotta; a quei tempi non esistevano frigoriferi e l’unico metodo di conservazione della ricotta consisteva nel salarla ed esporla al sole. Quando il curatolo raggiungeva una consistente quantità di ricotta salata andava in paese a venderla. Un giorno la donna, vedendo il marito immergere il formaggio appena fatto nel siero bollente per non guastarsi, pensò di mettere la ricotta nell’olio bollente ottenendo un dolce che piacque ai suoi figli, e, soprattutto, si conservava bene per alcuni giorni.

Poi, per migliorare la cottura, fece dei cilindretti adoperando l’imbuto di latta con cui il marito durante l’inverno faceva la salsiccia. A poco a poco, aggiunse altri ingredienti ottenendo, infine, una vera prelibatezza. Un giorno il conte Lucio Mastrogiovanni Tasca, marito della principessa Giovanna Filangeri la quale amava trascorrere diversi mesi all’anno nel suo sontuoso palazzo di Santa Margherita di Belice, si trovò a passare per quella masseria, dopo un’estenuante battuta di caccia con i suoi amici. La moglie del pastore molto imbarazzata non sapeva cosa offrire a quel nobile signore che, fra l’altro, era anche il proprietario del feudo e degli armenti. Prese del pane appena sfornato, lo condì con olio, sarde, vastedda ed origano; infine, alquanto timorosa, prese un canestro colmo di siringate e gliele porse.

Don Lucio e i suoi amici, credendo che fossero i comuni churros, ne presero qualcuno per non essere scortesi, ma appena li assaggiarono, una dopo l’altra le finirono tutte. Il conte prima di ripartire invitò la donna a recarsi a casa sua per insegnare alla loro cuoca a fare quei dolcetti tanto squisiti. Anche alla principessa Giovanna le siringate di ricotta piacquero tanto, così cominciò a offrirle a tutte le sue amiche che andavano a trovarla; e durante il carnevale interi vassoi di siringate venivano offerti a tutte le maschere che andavano a ballare nel suo palazzo. E così, quei gustosi dolcetti che piacevano tanto alla principessa Filangeri, che a Santa Margherita di Belice era trattata da tutti come una regina, divennero popolari non solo tra le famiglie abbienti ma tra tutti i margheritesi.

La ricetta

Ingredienti
gr. 500 di ricotta,
gr. 150 di zucchero,
gr. 200 di farina,
due uova, gr.
200 di miele,
olio extravergine di oliva.

Preparazione
Battete le uova con lo zucchero e il composto ottenuto incorporatelo alla ricotta che avrete precedentemente setacciato. Aggiungete la farina e amalgamate con cura fino a ottenere un impasto consistente (regolate la consistenza aggiungendo se necessario altra farina). Passare la ricotta così amalgamata in una grossa siringa per dolci dello spessore di un dito e versarla a “siringate” nell’olio caldo a friggere. Appena saranno dorati, sgocciolateli e poneteli su carta da cucina a perdere l’unto in eccesso. Irrorate con il miele fuso a bagnomaria e servite.

©RIPRODUZIONE RISERVATA





Vuoi ricevere gli aggiornamenti di Terrà per email?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Post a Comment