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Il report della Commissione Ue
Italia, l’oro verde torna a splendere: produzione di olio a +31% nel 2026. Ma è allarme caro-fertilizzanti

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Un vero e proprio rimbalzo per l’olivicoltura italiana. Secondo il “Short-term outlook for EU agricultural markets” diffuso dalla Commissione Europea, la produzione nazionale di olio d’oliva mette a segno un incremento del 31% su base annua nella campagna 2025/26, invertendo drasticamente la rotta rispetto alle annate precedenti.

Il dato, contenuto nel rapporto di luglio 2026, ridisegna gli equilibri del mercato europeo del settore. Mentre la produzione spagnola, principale competitor, arretra del 9% e quella greca crolla del 18%, il Belpaese si riprende la scena grazie alla cosiddetta “alternanza produttiva” degli oliveti, che in questa stagione ha regalato un’annata particolarmente abbondante. In controtendenza anche il Portogallo, che segna un timido +1%. L’intera Unione Europea, trainata dall’exploit italiano, si attesterà comunque su una produzione complessiva di poco superiore ai 2,1 milioni di tonnellate, in calo del 5% rispetto al 2024/25 ma comunque ben al di sopra (+9%) della media degli ultimi cinque anni.

Prezzi in discesa e scambi in rialzo

Sul fronte dei prezzi, il mercato dell’oro verde sta vivendo una fase di significativa decelerazione. Dopo aver raggiunto un picco di 457 euro per 100 kg nel dicembre 2025, il prezzo dell’extravergine ha ripreso a scendere, attestandosi a 397 euro per 100 kg all’inizio di giugno 2026. La prospettiva di un raccolto altrettanto fruttuoso anche per il prossimo anno sta allentando la morsa sui listini, avvicinandoli alla media quinquennale.

Per l’Italia, la maggiore disponibilità di prodotto sta aprendo nuovi scenari commerciali. Il rapporto evidenzia un incremento delle spedizioni verso mercati chiave come Cina, Brasile, Regno Unito e Giappone. Unica nota dolente arriva dagli Stati Uniti, dove le esportazioni italiane hanno subito una flessione nell’ultimo periodo.

Latte e suini: tenuta nonostante le incertezze

Ma l’Italia non è solo olio. Il comparto lattiero-caseario mostra segnali di vitalità, con la raccolta del latte che ha continuato a crescere nei primi mesi del 2026, posizionando il nostro paese tra i motori del settore insieme a Germania, Paesi Bassi, Francia e Belgio. L’aumento dell’offerta sta alimentando la produzione di burro, formaggi e latte in polvere, sostenendo l’intera filiera.

Segnali positivi arrivano anche dal settore suinicolo. Fino a febbraio 2026, la produzione di carne suina in Italia ha registrato un incremento dello 0,2%, in linea con l’andamento positivo registrato in Danimarca, Spagna, Polonia e Francia.

Il campanello d’allarme: costi alle stelle e tensioni globali

Nonostante il quadro incoraggiante, il rapporto della Commissione Europea invita alla prudenza. Il contesto rimane estremamente volatile. L’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e i rincari energetici rischiano di pesare come un macigno sui margini degli agricoltori italiani nella seconda metà dell’anno.

La nota più critica riguarda il caro-fertilizzanti. Dopo un periodo di relativa tregua, l’indice di accessibilità economica dei fertilizzanti è precipitato nuovamente ai livelli critici del 2022. Se l’impatto sulle colture invernali (come grano e orzo) è stato finora limitato grazie agli acquisti effettuati a fine 2025, le colture primaverili ed estive potrebbero subire contraccolpi significativi, con gli agricoltori costretti a ridurre le concimazioni.

Inoltre, le turbolenze nelle rotte marittime del Medio Oriente rappresentano un’incognita per le esportazioni agroalimentari italiane. Per fortuna, le condizioni climatiche favorevoli durante il periodo di fioritura degli oliveti lasciano ben sperare per il raccolto del 2026/27, a patto che eventi atmosferici estremi non vengano a vanificare le aspettative.

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