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Il report
Le riserve idriche della Sicilia toccano 580 milioni di metri cubi: e così l’Isola affronta l’estate senza allarme siccità

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Le dighe siciliane non erano così colme da anni. Al primo aprile 2026, il volume invasato nell’isola ha raggiunto 580 milioni di metri cubi, il 58% in più rispetto allo stesso mese del 2025, quando il dato si fermava a 387 milioni, e il 9% in più rispetto a marzo, che aveva già segnato un incremento significativo. Il report mensile dell’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia certifica una disponibilità idrica sufficiente ad affrontare la stagione estiva senza condizioni di severità. È una svolta rispetto al recente passato di emergenze ricorrenti.

Un marzo eccezionalmente piovoso

A determinare il balzo delle riserve è stato in larga misura il mese di marzo, caratterizzato da condizioni meteorologiche straordinariamente instabili. Anche il report del Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (Sias) di marzo fotografa un quadro inequivocabile: l’alta pressione ha dominato solo nei primi cinque giorni del mese, dopodiché una sequenza ininterrotta di perturbazioni ha interessato il territorio regionale.

Dal 6 al 31 marzo non si è registrato un solo giorno privo di precipitazioni sull’intera isola. L’accumulo medio mensile è stimato intorno a 110 millimetri, contro una norma storica per il periodo 2003-2022 di 81 millimetri. La quasi totalità del territorio ha superato gli 80 millimetri, con accumuli inferiori solo sulla fascia meridionale, nella parte interna della Piana di Catania e nel settore centro-meridionale della provincia di Trapani.

Le perturbazioni si sono succedute con caratteristiche distinte. Nella prima fase, nuclei depressionari di origine atlantica provenienti dal Nord Africa e dalla penisola iberica hanno prodotto fenomeni a evoluzione diurna con episodi intensi nelle aree interne: il 8 marzo la stazione Sias di Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, ha registrato un’intensità di 54 millimetri all’ora.

Nella seconda decade è subentrata una circolazione più strutturata, alimentata da masse d’aria artica marittima. Ne è nata la depressione denominata “Jolina”, che dallo Stretto di Sicilia si è spostata verso la Libia portando piogge diffuse e abbondanti tra il 15 e il 17 marzo, con 184 millimetri in 24 ore registrati dalla stazione di Linguaglossa Etna Nord, nel Catanese. Il mese si è chiuso con ulteriori ondate di aria balcanica e artica, grandinate rilevanti – come quella del 24 marzo in provincia di Ragusa, tra Chiaramonte Gulfi e Monterosso Almo, con quasi 10 centimetri di accumulo al suolo – e nevicate scese fino a 800-900 metri tra il 27 e il 28.

Infrastrutture e dissalatori, il ruolo della Regione

Le precipitazioni eccezionali da sole non basterebbero a spiegare l’incremento delle riserve se non fossero state accompagnate da interventi strutturali. La Regione Siciliana ha investito negli ultimi mesi nel potenziamento dei pozzi e nel miglioramento delle reti di captazione, consentendo di raccogliere una quota maggiore dell’acqua piovana nei bacini artificiali. A questo si aggiunge il contributo dei tre impianti di dissalazione operativi a Trapani, Porto Empedocle e Gela, che integrano la disponibilità da fonti convenzionali.

Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha sintetizzato la posizione istituzionale con una dichiarazione netta: “Le riserve accumulate, unitamente a quelle reperite con gli interventi della Regione sui pozzi e reti, oltre all’apporto dei tre dissalatori costruiti a Trapani, Porto Empedocle e Gela, consentono di affrontare l’approvvigionamento estivo non più in condizioni di severità idrica, garantendo risorse per gli usi potabile, irriguo e industriale”.

Schifani ha anche indicato la direzione di medio periodo: il Piano di tutela delle acque, da aggiornare ogni sei anni, è indicato come strumento cardine per costruire una resilienza sistemica di fronte a fenomeni di siccità ricorrenti. La Cabina di regia regionale per l’emergenza idrica ha coordinato le misure d’intervento nell’ultimo anno.

Il confronto invaso per invaso

I dati dell’Autorità di bacino consentono una lettura disaggregata per singola infrastruttura. Tra i bacini con la capacità più elevata, il lago di Lentini (fuori alveo, capacità 134,55 milioni di metri cubi) si avvicina alla saturazione con 99,68 milioni invasati ad aprile, in leggero aumento rispetto ai 97,71 di marzo. Il Pozzillo sul Salso-Simeto, con una capacità di 150,50 milioni, registra 55,69 milioni, contro i 53,40 di un mese prima. Significativo il recupero del Don Sturzo sul Gornalunga: 71,33 milioni contro i 61,29 di marzo, su una capacità di 110 milioni.

Ancora critica, in termini relativi, la situazione della diga Trinità sul torrente Delia, a Castelvetrano: con una capacità di 18 milioni di metri cubi, l’invaso ne registra appena 2,91, pur in lieve aumento rispetto ai 2,48 di marzo e al dato dell’aprile 2025 (1,20). La diga Disueri di Gela è ai minimi con 0,63 milioni su una capacità di 23,60. Il quadro complessivo resta comunque nettamente favorevole rispetto agli ultimi anni: il totale di 536 milioni di metri cubi censito a fine marzo è salito a 584 nell’arco di un mese, con uno scarto positivo di quasi 49 milioni.

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