La Patata novella di Siracusa verso il sigillo dell’Ue: l’Igp premia qualità e storia di una coltura centenaria
Buccia color oro, pasta a grana fine, sapore delicato. La Patata novella di Siracusa non è soltanto il prodotto ortofrutticolo più importante della provincia: è, potenzialmente, il prossimo presidio agroalimentare europeo della Sicilia. L’Indicazione Geografica Protetta potrebbe arrivare entro l’anno. La documentazione è in fase di ultimazione.
Il riconoscimento dell’Unione Europea consacrerebbe un tubero che oggi occupa 5.300 ettari, ovvero il 77% della superficie regionale (6.885 ha) dedicata alla coltura della papata precoce. Sul fronte della produzione, in tutta la Sicilia vengono prodotte 131.577 tonnellate di patate prococi di cui 97,3 mila tonnellate di Patata novella di Siracusa. Numeri che parlano da soli. Ma dietro c’è una storia lunga oltre un secolo.
Il tubero che nacque tra i vigneti
Le prime testimonianze documentate della coltivazione della patata in Sicilia risalgono al 1870, quando nel territorio montano di Prizzi i tuberi venivano piantati ad anni alterni tra i filari dei vigneti giovani, per produrre reddito nell’attesa che l’uva entrasse in produzione. La vera svolta arrivò però intorno al 1910, nella fascia costiera ionica catanese compresa tra Acireale e Taormina. Fu un’intuizione commerciale a innescare il processo: i mercanti di vino dell’area di Giarre-Riposto, che esportavano le uve dell’Etna in Germania, introdussero i primi tuberi-seme acquistati direttamente Oltralpe.
I coltivatori dei vigneti locali vi trovarono un’occupazione per il lungo periodo di inattività tra la vendemmia autunnale e la ripresa vegetativa della vite in primavera. Il meccanismo era già quello di una filiera strutturata: i commercianti anticipavano sementi, concimi e talvolta denaro contante; i coltivatori consegnavano il raccolto, destinato in larga misura all’esportazione verso i mercati tedeschi. La patata precoce aveva innescato, nel territorio etneo, un nuovo equilibrio economico-sociale. Serviva a compensare le ricorrenti crisi della viticoltura con fonti di reddito alternative.
La svolta: le “terre rosse” di Siracusa
La conversione dei vigneti in limoneti e l’ampliamento dei mercati di sbocco spinsero, negli anni Sessanta, i coltivatori verso nuovi areali. Determinante fu l’intuizione di alcuni operatori di Giarre, che nei terreni del siracusano riconobbero condizioni ancora più favorevoli: le cosiddette “terre rosse”, suoli bruni ricchi di elementi minerali, conferivano ai tuberi quella tonalità dorata che i mercati esteri avrebbero imparato ad apprezzare come tratto identitario del prodotto. La zona che si estende dal capoluogo fino a Pachino – con particolare concentrazione in agro di Cassibile – mostrò subito la sua vocazione.
La patata trovò qui condizioni pedoclimatiche ottimali e si impose rapidamente nel calendario commerciale, anticipando la concorrenza delle altre province siciliane e di quelle italiane. Rilevante fu anche la congiuntura: la progressiva contrazione delle superfici nel Catanese e nel Messinese liberò spazio di mercato, mentre il basso fabbisogno di manodopera rispetto al pomodoro precoce e al carciofo rese la patata economicamente preferibile per i conduttori locali. Dai 240 ettari degli anni Quaranta, la coltura siracusana passò a 1.500 ettari alla fine degli anni Settanta, a 4.333 a fine anni Novanta, fino ad arrivare ai 5.300 ettari, di oggi. Un’espansione sostenuta, decennio dopo decennio, senza vistose interruzioni.
I parametri che definiscono l’identità
Per ottenere il marchio IGP, il prodotto deve rispettare un disciplinare rigoroso. La Patata novella di Siracusa è identificabile da una serie di parametri fisici, chimici e organolettici che la distinguono nettamente da qualsiasi altro tubero di produzione nazionale o estera. La forma è allungata e/o ovale-allungata, con gemme superficiali e poco pronunciate. La buccia è gialla o giallo chiaro, priva di difetti esterni. La pasta, anch’essa gialla, è tendenzialmente non farinosa, a grana fine. Il contenuto in sostanza secca è medio-basso, tra i 16 e i 18 grammi per 100 grammi di prodotto.
Elevato, invece, il contenuto in elementi minerali, caratteristica che riflette direttamente la composizione dei suoli di coltivazione. La freschezza è condizione essenziale: i tuberi vengono commercializzati immediatamente dopo la raccolta, previo lavaggio, senza sottoporli ad alcuna conservazione.
Dal punto di vista agronomico, le piante non raggiungono normalmente la fioritura. La maturazione è variabile da precocissima a medio-precoce, in funzione della varietà, della pedologia e dell’andamento meteorologico stagionale. È questa combinazione di fattori – suolo, tecnica, varietà, tempistica – a produrre un tubero che si colloca al vertice del mercato fresco.
Cento anni di storia documentata
Il nome “Patata novella” non è un’etichetta di marketing recente. Il termine compare già negli atti di un convegno pubblico tenutosi il 2 aprile 1976 presso la Camera di Commercio di Siracusa. Le relazioni economiche periodiche della stessa CCIAA ne confermano il peso strutturale nell’economia provinciale fin dagli anni Ottanta. Nel 1997 i produttori fondarono un Consorzio per la tutela e la valorizzazione commerciale della patata tipica di Siracusa, con tanto di statuto, registrazione del marchio e disciplinare di produzione.
L’esperienza aggregativa non ebbe seguito operativo. E così il consorzio fu sciolto ma il nome resistette. Negli anni successivi continuò a comparire sulla stampa specializzata, nei servizi televisivi, nelle pubblicazioni di settore e sulle confezioni destinate alla grande distribuzione e ai mercati rionali. La tesi di laurea discussa nell’anno accademico 2018-2019 dall’Università di Catania – dedicata interamente agli strumenti di valorizzazione del prodotto – attesta quanto il caso siracusano sia diventato oggetto di studio anche in ambito accademico.
L’Igp come punto di arrivo
Il riconoscimento europeo che si avvicina non è una formalità burocratica. L’Igp è uno strumento di protezione concreta: tutela il nome geografico dall’uso improprio, garantisce ai consumatori la tracciabilità dell’origine, e offre ai produttori un posizionamento competitivo sui mercati internazionali che nessuna campagna promozionale potrebbe replicare.
Per la Patata novella di Siracusa, in sostanza, il marchio europeo sarebbe il coronamento di una traiettoria secolare. Partita tra i vigneti di Prizzi nell’Ottocento, maturata nei commerci tedesco-etnei del primo Novecento, radicata nelle terre rosse del siracusano a partire dagli anni Sessanta. Un percorso che, entro la fine di quest’anno, potrebbe trovare la sua definitiva consacrazione istituzionale.
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