San Giacomo, il cammino che può riaccendere i piccoli Comuni siciliani
Da Caltagirone a Capizzi, 130 chilometri attraverso dieci Comuni dell’entroterra siciliano. È il Cammino di San Giacomo, un itinerario religioso che la Regione punta a trasformare in una rete strutturata per il turismo lento, capace di collegare borghi, campagne, produzioni agricole e comunità locali. Il progetto pilota è stato presentato oggi nel Municipio di Caltagirone e punta a rendere il percorso più accessibile e riconoscibile, ma anche a farne uno strumento di sviluppo per aree interne ancora poco conosciute.
Il cammino parte dalla Basilica di San Giacomo di Caltagirone e attraversa San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria e Nicosia, fino al Santuario di San Giacomo a Capizzi. Un percorso che attraversa territori rurali e piccoli centri e che potrà essere affrontato a piedi, in bicicletta o a cavallo.
Una rete lungo il percorso
Il progetto prevede una nuova segnaletica ispirata ai colori del cammino compostellano, giallo e blu. Saranno installate 317 «frecce di conforto» nei passaggi e negli incroci più delicati, 403 frecce di tappa con indicazione chilometrica ogni 500 metri, 115 cartelli stradali agli incroci principali e 26 pietre miliari. Previsti anche cartelloni nei punti di sosta e nei luoghi di interesse.
I cartelli informativi saranno dotati di QR Code per consentire ai pellegrini di accedere alle informazioni sul territorio, sui servizi e sulle strutture di ospitalità. L’obiettivo è accompagnare il viaggio non soltanto lungo il tracciato, ma anche dentro i luoghi attraversati.
La Regione vuole infatti costruire attorno al cammino una rete di operatori locali. Il progetto comprende il «Pane del Pellegrino» e la rete dei «Custodi del Cammino», destinata a riunire agricoltori, allevatori, artigiani e produttori. Una piattaforma web dedicata dovrebbe consentire di conoscere, tappa dopo tappa, le aziende e le realtà produttive presenti lungo il percorso.
Dalla fede allo sviluppo rurale
La scommessa è utilizzare il pellegrinaggio come porta d’ingresso nella Sicilia interna. Il visitatore non dovrebbe limitarsi a percorrere il tracciato, ma fermarsi nei borghi, incontrare le comunità e conoscere le produzioni locali. In questa prospettiva il Cammino di San Giacomo diventa un progetto che mette insieme turismo lento, agricoltura, cultura e valorizzazione dei piccoli Comuni.
Sul piano operativo, gli interventi riguardano anche la cura del territorio. Gli operai della Forestale saranno impegnati nella sistemazione del verde e nel decoro urbano dei Comuni attraversati, oltre che nell’installazione della segnaletica. L’obiettivo indicato dalla Regione è completare questi interventi entro la fine di ottobre.
Il progetto guarda anche al mercato internazionale. A novembre il Cammino sarà presentato a Fieracavalli di Verona, con una promozione dedicata alla sua fruizione a piedi, in bicicletta e a cavallo. È previsto inoltre un video promozionale in più lingue, destinato a raccontare il percorso, i paesaggi, le comunità rurali e le produzioni incontrate lungo i 130 chilometri.
“Un modello per la Sicilia interna”
“Il Cammino di San Giacomo può diventare un modello di sviluppo per la Sicilia interna, capace di unire fede, agricoltura, cultura e turismo lento”, ha detto il vicepresidente e assessore regionale all’Agricoltura, allo Sviluppo rurale e alla Pesca mediterranea Luca Sammartino. “Chi percorre questi 130 chilometri incontra produttori, allevatori, artigiani e comunità, si ferma nei borghi e genera nuove opportunità economiche”.
Sammartino ha indicato nei sindaci dei dieci Comuni e negli operai della Forestale i primi «custodi» del percorso, sottolineando che il progetto dovrà poi coinvolgere progressivamente le attività economiche del territorio. “Vogliamo che il pellegrino non attraversi semplicemente questi territori, ma possa conoscerli, viverli e portarne con sé l’identità”, ha aggiunto.
Per il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, monsignor Antonino Raspanti, il pellegrinaggio è “anzitutto un cammino interiore capace di aprire all’incontro con le persone, i luoghi e le radici della nostra terra». Il Cammino di San Giacomo, ha osservato, può diventare «un’occasione per riscoprire la Sicilia autentica e valorizzare le sue comunità e le aree interne”.
Alla presentazione hanno partecipato anche il dirigente generale del Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale Alberto Pulizzi, i vescovi delle quattro diocesi attraversate dal percorso – Calogero Peri di Caltagirone, Rosario Gisana di Piazza Armerina, Giuseppe Schillaci di Nicosia e Guglielmo Giombanco di Patti – il pellegrino Totò Trumino, ideatore del Cammino di San Giacomo in Sicilia e componente della Confraternita di San Jacopo di Compostella, il sindaco di Caltagirone Fabio Roccuzzo e gli altri sindaci dei Comuni coinvolti.
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