Terrà

Bio o non bio? Le regole per la certificazione in Italia

Condividi:

Non basta coltivare “senza chimica” per etichettare un alimento come biologico: la normativa europea impone notifica, controlli e certificazione. Dal 2026 è inoltre operativo il nuovo marchio biologico italiano, mentre a Bruxelles è in corso una revisione del regolamento

Per commercializzare in Italia o nell’Unione Europea un prodotto come “biologico”, usando diciture come bio, biologico, organico o il logo europeo con la foglia verde, l’operatore deve normalmente essere sottoposto al sistema di controllo e certificazione previsto dalla normativa UE. Il riferimento principale è il Regolamento (UE) 2018/848, applicabile dal 1° gennaio 2022.

L’azienda agricola, il trasformatore o l’importatore deve seguire un percorso preciso. Prima di tutto, notificare l’attività biologica alle autorità competenti e aderire a un organismo di controllo autorizzato. Successivamente, applicare le regole del metodo biologico: tracciabilità, registri aziendali, separazione delle produzioni bio da quelle convenzionali e uso esclusivo di mezzi tecnici ammessi.

L’operatore deve poi superare verifiche documentali e ispezioni da parte dell’organismo di controllo, per ottenere e mantenere un certificato di conformità, necessario per vendere i prodotti come biologici. Gli organismi di controllo rilasciano i certificati, assicurano la tracciabilità e verificano eventuali non conformità lungo tutta la filiera.

In Italia la certificazione è svolta da organismi di controllo che devono essere accreditati secondo la norma Uni Cei En Iso/Iec 17065:2012 presso Accredia, autorizzati dal Masaf (il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) e sottoposti alla vigilanza del Ministero e delle Regioni.

Tra gli organismi autorizzati figurano, ad esempio, Icea, Ccpb, Bioagricert, Suolo e Salute e QCertificazioni; l’elenco ufficiale è consultabile tramite il Sinab, il Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica.

Per gli alimenti biologici preconfezionati prodotti nell’Unione Europea, il logo biologico UE — la foglia verde con le stelle bianche, conosciuta anche come Eurofoglia — è obbligatorio dal 2010. Accanto al logo devono comparire il codice dell’organismo di controllo e l’indicazione dell’origine delle materie prime, ad esempio “Agricoltura UE”, “Agricoltura non UE” o il nome del Paese specifico, come “Agricoltura Italia”.

Accanto al logo UE, dal 2026 gli operatori possono utilizzare anche il nuovo marchio biologico italiano, previsto dalla legge 23/2022 e reso operativo con il decreto del Masaf firmato il 26 maggio 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 luglio 2026, dopo l’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni nel febbraio dello stesso anno.

Si tratta di un logo volontario e gratuito, raffigurante una foglia nei colori della bandiera italiana con la dicitura “Biologico italiano”. Può essere richiesto soltanto dagli operatori con una certificazione biologica valida i cui prodotti riportino in etichetta la dicitura “Agricoltura Italia” o “Acquacoltura Italia”, a garanzia che l’intera filiera delle materie prime sia italiana al cento per cento.

Non tutti i soggetti che vendono alimenti bio devono certificarsi direttamente. I rivenditori che vendono solo prodotti biologici preconfezionati non necessitano normalmente di certificazione propria. Gli Stati membri, inoltre, possono prevedere esenzioni per gli agricoltori che vendono piccole quantità direttamente al consumatore finale, secondo le condizioni stabilite a livello nazionale.

Il quadro normativo, va segnalato, è attualmente in fase di aggiornamento. Il 17 dicembre 2025 la Commissione Europea ha presentato il pacchetto “Organic rulebook fit for the future”, una revisione mirata del Regolamento 2018/848 pensata per semplificare le regole sulle importazioni in equivalenza, la certificazione di gruppo e gli oneri per i piccoli operatori, con risparmi amministrativi stimati in 47,8 milioni di euro l’anno. Il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato la propria posizione l’11 maggio 2026 e la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo il 14 luglio 2026; un accordo definitivo è atteso entro la fine dell’anno.

Secondo i dati dell’Osservatorio Ismea-NielsenIQ, nel 2025 il biologico ha raggiunto 4,44 miliardi di euro nel mercato retail italiano, con una crescita del 9,2% rispetto al 2024, arrivando a rappresentare il 4% della spesa alimentare totale delle famiglie italiane.

In sintesi: non basta coltivare “senza chimica” o dichiarare un prodotto naturale. Per usare legalmente la denominazione e il marchio bio occorrono conformità alle norme, controlli e certificazione, salvo le limitate eccezioni previste dalla legge.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Vuoi ricevere gli aggiornamenti di Terrà per email?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Condividi:
HTML Snippets Powered By : XYZScripts.com