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Il rilancio del Cammino di San Giacomo come cerniera economica dei Nebrodi

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Il governo della Regione Siciliana punta sulla valorizzazione economica dei territori interni e presenta il nuovo piano strategico per il Cammino di San Giacomo. L’iniziativa, che coinvolge le aziende agricole e le comunità locali lungo un tracciato di 130 chilometri tra le province di Catania, Enna e Messina, viene illustrata ufficialmente il 9 settembre alle ore 11 al Palazzo comunale di Caltagirone dall’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino e dai vescovi delle diocesi attraversate dall’itinerario.

Il piano tecnico predisposto dal Dipartimento dello Sviluppo Rurale individua la propria misura centrale nell’integrazione operativa tra l’itinerario devozionale e le attività economiche presenti sul territorio. Il programma finanziato dalla Regione prevede la messa in sicurezza dell’intero percorso, l’installazione di una segnaletica uniforme, la realizzazione di aree attrezzate e la creazione di punti di ristoro dedicati. L’obiettivo istituzionale è convertire il flusso dei viaggiatori in una risorsa diretta per i produttori, gli artigiani e le strutture ricettive dei piccoli comuni dell’interno.

Luca Sammartino

Rete agricola e brand identitario

“Se lungo il percorso il pellegrino trova il pane prodotto con il nostro grano, entra in un caseificio o acquista direttamente da un’azienda agricola, il viaggio genera valore che resta sul territorio”, ha dichiarato il vicepresidente della Regione Siciliana e assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino. L’impostazione strategica mira a trasformare il visitatore in un promotore della produzione rurale isolana attraverso la fruizione diretta dei beni agroalimentari.

La struttura dell’accoglienza si avvarrà di due strumenti operativi specifici introdotte dal Dipartimento. La prima misura è l’istituzione della rete dei “Custodi del Cammino”, un sistema di presidi diffusi composto da imprese agricole e artigiane chiamate a garantire assistenza e servizi lungo la via. Contestualmente viene presentato il “Pane del Pellegrino”, un Marchio di origine legato alla valorizzazione delle cultivar di grani antichi siciliani, concepito come elemento di riconoscimento simbolico e commerciale del tragitto.

La mappa della biodiversità interna

L’itinerario di 130 chilometri si snoda attraverso scenari agricoli differenti, riflettendo la varietà produttiva della Sicilia non costiera. Nella sezione iniziale compresa tra Caltagirone e Mirabella Imbaccari, il tracciato riutilizza i sedimi di vecchie linee ferroviarie dismesse, attraversando aree a coltura cerealicola, foraggera, uliveti e impianti di ficodindia. Proseguendo verso la Piana di Dittaino, tra Valguarnera e Assoro, la configurazione agricola passa alle grandi estensioni di seminativi e frutteti industriali.

La quota altimetrica cresce progressivamente nel tratto compreso tra Assoro, Nissoria e Nicosia, dove il paesaggio agrario mostra i segni storici dei terrazzamenti dedicati alla viticoltura e alla coltivazione dell’olivo. Nell’ultimo segmento, in direzione di Capizzi e alle porte del Parco dei Nebrodi, la struttura produttiva si orienta in prevalenza verso il settore zootecnico e la filiera casearia. La continuità del tracciato si propone quindi di unificare zone storicamente marginali rispetto ai flussi del turismo di massa.

Modello per l’economia della lentezza

L’intervento si inserisce nella cornice delle politiche regionali per il sostegno delle aree interne, orientate a favorire la multifunzionalità delle aziende agricole e la diversificazione delle fonti di reddito. La mobilità non motorizzata – a piedi, in bicicletta o a cavallo – impone tempi di permanenza prolungati che richiedono servizi di sosta, pernottamento e approvvigionamento in comuni a basso tasso di presenza turistica tradizionale.

L’impianto istituzionale dell’iniziativa vede una convergenza tra poteri pubblici e autorità ecclesiastiche, storicamente custodi dei beni diocesani legati ai pellegrinaggi. Alla presentazione del 9 settembre intervengono il presidente della Conferenza Episcopale Siciliana e vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, insieme ai vescovi Calogero Peri (Caltagirone), Rosario Gisana (Piazza Armerina), Giuseppe Schillaci (Nicosia) e Guglielmo Giombanco (Patti). Con i presuli sono presenti i sindaci dei comuni interessati e Totò Trumino, ideatore del tracciato originario. Non sono stati ancora resi noti i dettagli finanziari relativi all’ammontare complessivo degli stanziamenti regionali destinati alle singole opere infrastrutturali.

Programma evento

credits photo Carlo Arcidiacono

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