Terrà

Il mondo "perde" terreno
Coltivare il futuro, l’agricoltura rigenerativa come strategia di sopravvivenza

L’agricoltura moderna sta letteralmente dando fondo alle risorse dei terreni. Cercando di aumentare all’inverosimile la produttività del suolo si è generata invece una condizione di degrado e di esaurimento delle risorse naturali che ha modificato tutti gli equilibri e che oggi fa gridare all’allarme, in un momento storico in cui la crisi da cambiamento climatico è molto più che presente. I terreni non generano più quel carbonio organico che è fonte di biodiversità e uno degli elementi chiave per la nostra sopravvivenza. Carbonio fondamentale, fra l’altro, per contrastare gli effetti devastanti dei gas serra.

La progressiva riduzione di carbonio organico, è opportuno ricordare, incide negativamente sul benessere delle colture, e quindi di conseguenza anche sulla produzione di cibo e le esportazioni. Dagli anni ’80, per evitare il costante degrado dei terreni, l’Unione Europea prevede compensi per gli agricoltori che tengono i terreni a riposo, salvo avere previsto una deroga quando lo scorso febbraio gli agricoltori di tutta Europa sono scesi in strada a protestare. In realtà, negli ultimi anni, quello che è emerso è che non è la mancata coltivazione dei terreni a renderli più sani, ma una coltivazione sostenibile, in un momento storico in cui la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi di persone e la richiesta di cibo non fa che aumentare.

E’ qui che entra in gioco quella che viene definita l’agricoltura organica o rigenerativa, che basa i suoi principi sulla salute del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, mettendo insieme da un lato le buone pratiche di utilizzo dei terreni e dall’altro le moderne conoscenze scientifiche, per rimettere in moto quei cicli virtuosi che permettono di fare si che il terreno cominci di nuovo a produrre carbonio. E’ questo elemento infatti che da al terreno i nutrienti per le piante, ma che svolge moltissime altre funzioni vitali, permette infatti che il suolo trattenga l’acqua, aumentando la resistenza ai periodi di siccità, e fa si che il fenomeno dell’erosione non entri in atto. C’è di più: la sua assenza mina la biodiversità e colture e raccolti ne escono compromessi in termini di salubrità e sicurezza.

Di agricoltura rigenerativa si è cominciato a parlare negli anni ’80 con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura. Sono diverse le tecniche utilizzate per metterla in atto, tecniche che sostanzialmente hanno a che fare con un maggiore rispetto dei terreni per salvaguardarne l’esistenza. Si parla quindi di copertura del suolo, di rotazione delle colture e di colture interfilari, tutte tecniche che permettono, naturalmente, di migliorare la salute del suolo. Non a caso l’immagazzinamento di carbonio spicca fra i principali obiettivi della Politica agricola comune (Pac), un insieme di interventi e progetti finanziati dall’Unione europea e dagli Stati membri per sostenere la produzione agricola e l’economia rurale nel periodo 2023-2027.

E così gli Stati membri dell’Unione europea si stanno muovendo in questo senso. In Italia, il piano strategico della Pac fino al 2027, mette in campo otre 35 miliardi di euro per coltivare senza fertilizzanti e pesticidi e mettere atto tutte quante le buone pratiche saranno necessarie per ridurre l’impatto sull’ambiente. Non esiste però una regolamentazione specifica che riguardi l’agricoltura rigenerativa. In maniera informale, l’ha fatto Deafal, un’associazione non governativa che dal 2000 lavora in questo settore e che ha realizzato una Carta dei principi e dei valori dell’agricoltura organica e rigenerativa che parla di salute del suolo, degli ecosistemi, della biodiversità, delle relazioni tra esseri viveri e di quelle dei saperi. Secondo Deafal ogni anno nel mondo vengono persi 24miliardi di tonnellate di suolo fertile e sembra che entro i prossimi anni il 95% dei suoli a livello mondiale potrebbe andare incontro a una situazione di degrado, nel caso in cui non si corra immediatamente ai riparti. Chi ha già cominciato a lavorare in questo senso sta già recuperando terreno, è proprio il caso di dirlo. Si parla, nel giro di 3/4 anni, di recuperare tra lo 0,5 e l’1% di sostanza organica.

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