Terrà

Parlamento ha detto sì
Agricoltura, l’Italia ha finalmente una legge sul biologico


La legge, da ora in poi, tutelerà l’agricoltura biologica. Il Senato ha infatti approvato in via definitiva (e sostanzialmente all’unanimità, 95 i voti a favore, 4 gli astenuti e nessun voto contrario) la proposta di legge con le “disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”. La norma vede finalmente la luce dopo un iter lungo e non privo di difficoltà fino allo scorso 22 febbraio quando la Camera ha abolito l’equiparazione tra agricoltura biologica e biodinamica.

Il settore bio nel 2020 ha raggiunto 7 miliardi di fatturato, conta oltre 80mila imprese con 2 milioni di ettari coltivati

La norma, che si attendeva da diversi anni, introduce alcune novità che mirano a rafforzare la produzione di un settore che nel 2020 ha raggiunto 7 miliardi di fatturato in Italia con un incremento del 142% in dieci anni e che conta oltre 80mila imprese certificate biologiche con 2 milioni di ettari coltivati. Il provvedimento, tra l’altro, prevede, l’istituzione di un tavolo tecnico per la produzione biologica e la nascita del marchio biologico italiano; saranno predisposti anche un piano d’azione nazionale per la produzione biologica con cadenza triennale e un piano nazionale per le sementi biologiche. Viene inoltre istituito il fondo per lo sviluppo della produzione biologica. Altre norme riguardano la formazione professionale degli operatori del settore e i distretti biologici. Ed ecco nel dettaglio.

Piano d’azione nazionale e distretti bio

Previsti un Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici e un Piano nazionale delle sementi biologiche su cui tracciare la linea d’indirizzo. Tra gli interventi del Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici si prevede l’agevolazione della conversione al biologico, con particolare riferimento alle piccole imprese agricole; sostenere la costituzione di forme associative e contrattuali per rafforzare la filiera del biologico; incentivare il biologico attraverso iniziative di informazione ed educazione al consumo; monitorare l’andamento del settore; favorire l’insediamento di nuove aziende biologiche nelle aree rurali montane; migliorare il sistema di controllo e di certificazione; prevedere il consumo di prodotti biologici nelle mense pubbliche e in quelle private in regime di convenzione.

Il marchio “biologico italiano”

La legge sul bio prevede l’introduzione di un marchio per il biologico italiano per contrassegnare come 100% made in Italy solo i prodotti biologici ottenuti da materia prima nazionale.

Fondo per lo sviluppo

Viene istituito il Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, alimentato dal contributo annuale, nella misura del 2 per cento del fatturato dell’anno precedente, dalle imprese titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio di determinati prodotti fitosanitari considerati nocivi per l’ambiente. Il testo amplia il novero dei prodotti soggetti al contributo, includendovi quelli il cui codice indica un pericolo di inquinamento per l’ambiente acquatico. Innovativa risulta l’introduzione di sanzioni in caso di mancato pagamento del contributo.

No Ogm

E’ vietato l’uso di organismi geneticamente modificati nella produzione biologica nonché il ricorso ai termini “biologico” o “bio” per i prodotti accidentalmente contaminati da organismi geneticamente modificati.

Bio diventa interesse nazionale

La produzione biologica viene definita attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale. L’Autorità nazionale in materia è il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, chiamato a svolgere attività di indirizzo e di coordinamento a livello nazionale per l’attuazione della normativa europea. Vengono poi individuate come autorità locali competenti le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le quali sono chiamate a svolgere le attivita’ tecnico-scientifiche e amministrative di settore.

Risorse all’università e al Cnr

Viene prevista la promozione di specifici percorsi formativi nelle università pubbliche, la destinazione di quota parte delle risorse dell’attività del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) alla ricerca in campo biologico, la previsione di specifiche azioni di ricerca nel piano triennale del Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea) nonché la destinazione del 30 per cento delle risorse del Fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica alla ricerca nel settore.

Il Tavolo tecnico

Il provvedimento istituisce il Tavolo tecnico per la produzione biologica, al quale viene affidato il compito di delineare indirizzi e definire le priorità per il Piano d’azione nazionale per l’agricoltura biologica; esprimere pareri sui provvedimenti di carattere nazionale ed europeo; proporre attività di promozione; nonché individuare strategie per favorire l’ingresso e la conversione delle aziende convenzionali al biologico.

La nuova legge, infine, è in linea con le strategie comunitarie emanate nell’ambito del Green Deal, ma anche della Politica Agricola Comune (PAC) e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dove sono stati stanziati 300 milioni di euro dedicati ai contratti di filiera e di distretto biologico. L’obiettivo è quello di aumentare le produzioni sostenibili dal 16 al 25%.

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