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Il primato dell’ortofrutta italiana nel mondo tra export record e nodo manodopera

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L’ortofrutta italiana chiude il 2025 con un valore delle esportazioni pari a 6,7 miliardi di euro, segnando un nuovo massimo storico. Dietro i numeri positivi si nasconde tuttavia una crisi strutturale legata alla mancanza di braccianti, al calo della protezione fitosanitaria e all’incertezza normativa sulle confezioni.

Il deficit strutturale della forza lavoro

L’analisi di Fruitimprese evidenzia un paradosso economico. Mentre il mercato estero assorbe quantità crescenti di prodotto, le aziende agricole affrontano un vuoto di almeno 100.000 lavoratori. La carenza non riguarda solo il personale esperto, ma investe la capacità di formare nuove generazioni. Il meccanismo del decreto flussi, nonostante i recenti correttivi, manifesta una asincronia tra le esigenze stagionali dei datori di lavoro e l’effettivo arrivo degli operatori in Italia.

Questa latenza burocratica genera una zona grigia di permessi scaduti, impedendo l’impiego regolare di migliaia di persone già presenti sul territorio nazionale. Alla crisi occupazionale si somma la progressiva riduzione degli agrofarmaci disponibili, che espone le colture a rischi fitosanitari crescenti in un contesto di costi energetici ancora instabili.

I nuovi record del commercio estero

Il bilancio finale del 2025 certifica la vitalità del sistema produttivo. Il valore dell’export è cresciuto dell’11% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 6,7 miliardi di euro per una massa critica di quasi 4 milioni di tonnellate. Anche le importazioni hanno mostrato una dinamica vivace, con un incremento del 14,9% in valore, portando il saldo commerciale a quota 408 milioni di euro.

Sebbene il dato del saldo sia in flessione del 26,8% rispetto al 2024, il settore conferma la propria proiezione internazionale. Le mele si confermano il pilastro della bilancia commerciale, superando la soglia psicologica del milione di tonnellate esportate per un valore che eccede 1,1 miliardi di euro. Una performance solida, sostenuta dal contributo del comparto uva da tavola, che ha registrato un incremento dell’8,47% in valore.

L’ascesa delle varietà esotiche e nazionali

Il segmento dei kiwi si attesta come uno dei motori principali della crescita, con un balzo del 26,45% in valore. Il fatturato generato sfiora i 700 milioni di euro, grazie soprattutto all’affermazione commerciale delle nuove varietà a polpa gialla e rossa, capaci di intercettare i gusti dei mercati globali. Questa spinta all’innovazione varietale deve però confrontarsi con l’impatto dei regolamenti europei.

Dal prossimo 12 agosto diverranno esecutivi i primi provvedimenti del PPWR sugli imballaggi. La normativa prevede la messa al bando dei bollini non biodegradabili entro il 2028 e delle confezioni in plastica sotto l’un chilo e mezzo dal 2030. Tale restrizione colpisce un segmento che rappresenta solo lo 0,8% del packaging plastico totale, introducendo potenziali frammentazioni del mercato unico europeo a causa delle possibili deroghe nazionali.

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