Il report
Oleoturismo in Sicilia: tra ulivi millenari e frantoi storici, l’isola si scopre protagonista
La Sicilia, con le sue oltre 25 cultivar autoctone, i paesaggi olivicoli che si estendono dal Belice alla Valle dei Templi, dalle pendici dell’Etna alle colline del Ragusano, si afferma sempre più come destinazione d’elezione per chi cerca un turismo autentico, radicato nella cultura e nel territorio. Frantoi storici, itinerari tra ulivi secolari, degustazioni abbinate alla cucina isolana: l’isola ha tutti gli ingredienti per candidarsi a protagonista di una delle tendenze più significative del turismo contemporaneo.
+37%: l’oleoturismo cresce e si consolida
Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle esperienze legate all’olio extravergine di oliva è aumentata del 37,1%. Un dato che certifica l’espansione dell’oleoturismo come segmento maturo del turismo del gusto e che si accompagna a un altro indicatore significativo: 7 italiani su 10 considerano l’olio Evo un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale.
È quanto emerge dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio, promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, e che evidenzia come l’oleoturismo si stia strutturando sempre più come esperienza culturale, educativa e immersiva. Il trend si inserisce nella più ampia crescita globale del turismo enogastronomico. Oltre il 55% di tedeschi, francesi, americani, inglesi e austriaci dichiara di voler venire in Italia nei prossimi anni per vivere esperienze legate al cibo e ai prodotti tipici.
Un mercato che guarda all’Italia
Sul mercato interno, il 70% degli italiani vorrebbe partecipare a degustazioni con abbinamenti gastronomici. All’estero l’interesse è particolarmente forte in Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti. L’Italia parte da una base straordinaria: oltre 619 mila imprese olivicole e più di 500 cultivar, espressione di biodiversità e tradizioni millenarie. Non solo degustazioni e visite ai frantoi, ma anche esperienze immersive: itinerari tra ulivi secolari, percorsi culturali, visite a frantoi storici e cene in uliveto, scelte dal 71% degli intervistati.
A guidare le preferenze regionali sono Toscana (29%) e Puglia (28%), seguite da Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%). Cresce però anche l’interesse per territori meno noti ma ad alta qualità produttiva, segno di un turismo sempre più attento all’autenticità.
Quanto spende il turista dell’olio
Sul fronte economico emergono differenze significative tra mercati. In Europa prevale una fascia di spesa compresa tra 20 e 40 euro per esperienza. I turisti statunitensi, invece, mostrano maggiore propensione al segmento premium: il 30% è disposto a spendere tra 60 e 100 euro.
Gli italiani dichiarano forte interesse per gli aspetti salutistici dell’olio (65%), per le varietà (60%) e per la dimensione culturale (60%). Tuttavia, permane un gap informativo: solo il 43% conosce concretamente la produzione del proprio territorio o ha visitato oliveti e frantoi, e meno della metà sa indicare almeno una cultivar locale.
Da nicchia a leva economica
In sostanza, l’oleoturismo non è più una nicchia per appassionati, ma comincia a essere un asse significativo per l’economia rurale. Non meno importante è il valore sociale del comparto: presidio dei territori difficili, contrasto allo spopolamento delle aree interne, promozione di un turismo sostenibile e destagionalizzato.
Da qui la nascita del primo Club di Prodotto sul Turismo dell’Olio, promosso insieme a Unaprol, con l’obiettivo di mettere in rete aziende, frantoi, ristoratori e operatori dell’esperienza. Promozione integrata, servizi digitali, formazione e supporto alle imprese sono le leve individuate per trasformare l’Italia dell’olio in un grande itinerario del gusto. Insomma, l’olio Evo si conferma così non solo ambasciatore del Made in Italy agroalimentare, ma asset strategico per lo sviluppo sostenibile del turismo italiano.
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