Terrà

L'intervista
Ragona: “I giovani devono sentire le istituzioni vicine. Siamo fiduciosi nella nuova programmazione”

di Dario Cataldo

L’agricoltura siciliana è un settore vitale per l’economia e la cultura dell’Isola, ma anche uno dei più esposti alle sfide e alle opportunità del presente e soprattutto del futuro. Per capire meglio quali sono le principali problematiche e le possibili soluzioni che riguardano gli agricoltori siciliani, ne abbiamo parlato con il presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona, che da due anni guida l’organizzazione degli agricoltori isolani.

Presidente, quale è lo stato di salute dell’agricoltura in Sicilia?

Il presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona

“Per poter esprimere un’opinione sullo stato di salute dell’agricoltura in Sicilia, dobbiamo guardare due aspetti: da un lato l’entusiasmo e l’intendimento dell’imprenditore agricolo siciliano di investire sul territorio – la riprova di quest’intenzione sono i numerosi progetti presentati dagli imprenditori per la sottomisura 4.1. nonostante gli investimenti effettuati nel passato – dall’altro, le criticità, che incidono sulle scelte e sull’andamento della nostra agricoltura. Bisogna fare i conti, ad esempio, con il caro prezzi, con il caro delle materie prime, determinato anche da fattori esterni, quali il Covid-19 prima e le guerre ancora in corso dopo. Basti pensare, ad esempio, che la quotazione del grano oggi è di 0,30 euro, a fronte di un investimento medio necessario per la produzione di circa mille euro a ettaro. Si pensi poi alla peronospora, che ha determinato problemi seri nella viticultura, ai cambiamenti climatici cui stiamo assistendo, all’innalzamento delle temperature che hanno raggiunto i 50 °C la scorsa estate, agli eventi calamitosi e potremmo andare avanti. Tutti eventi che hanno danneggiato i terreni determinando, in alcuni casi, la moria delle piante e, comunque, un forte calo della produzione. Lo stesso mondo scientifico ha segnalato una proiezione di mancata produzione del 50% per la provincia di Agrigento e dell’80% per quella di Trapani. L’imprenditore così rischia di non fare reddito. Si auspica un intervento dello Stato con apposite provvidenze per dare soccorso al mancato reddito, non dimenticando le regole del mercato e della distribuzione (piccola, media e grande), in cui i nostri prodotti di eccellenza si scontrano o, comunque, entrano in competizione con le produzioni di paesi terzi, ove ancora utilizzano il D.D.T., vietati già da tempo nei nostri disciplinari di produzione. Possiamo dire quindi che l’agricoltura sta attraversando un momento di forte tensione, superabile grazie alla voglia di investire nel territorio e al soccorso – che si auspica – dello Stato, con aiuti e meglio normando le regole di mercato”.

Come potrebbe cambiare l’agricoltura siciliana con la nuova programmazione del Piano Strategico PAC 2023/2027, anche in ottica nuove generazioni?

“I giovani sono il futuro della società, dell’agricoltura, ma ovviamente non possono e non devono pagare le attuali dinamiche negative dell’agricoltura siciliana. Vanno incoraggiati a investire e a non andare fuori e per far questo devono sentire le Istituzioni vicine e ritenere l’agricoltura redditizia. Non possiamo permettere che ancora altre eccellenze si allontanino dal nostro territorio, anche perché rischieremmo di non aver più investimenti in agricoltura. Immaginare una Sicilia senza agricoltura significa svuotare economicamente un territorio. Siamo fiduciosi nella nuova programmazione, anche se sappiamo che ci sono meno fondi rispetto al passato. Sono stati pubblicati di recente due bandi che potrebbero invogliare i giovani e confidiamo su questi e su altri”.

Cosa chiede alla politica siciliana.

“Alla politica siciliana chiediamo una burocrazia più snella e un’implementazione del personale all’interno degli uffici per una più celere istruttoria dei progetti, onde evitare che i decreti avvengano dopo un lasso di tempo notevole (anche di due tre anni s’è verificato per alcuni bandi, quali la stessa 4.1) rispetto alla presentazione delle domande di finanziamento. Investimenti sulle infrastrutture, perché si registrano notevoli disagi per recarsi anche nelle proprie aziende. Investimenti sull’acqua, fattore fondamentale per l’agricoltura. Per quanto concerne l’annoso problema delle dighe, fondamentali per l’approvvigionamento idrico, la Sicilia è famosa per averne ben 25 non collaudate. Sarebbe opportuno accelerare la riforma sui Consorzi di bonifica in atto, prevedendo quattro consorzi – quanti sono i bacini – facendo pagare l’effettivo utilizzo dell’acqua agli imprenditori e ponendo fine ai contenziosi con i vecchi consorzi.

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