Lo spumante come asset per l’enoturismo: la Sicilia lancia la “Rete delle bollicine” per attrarre nuovi wine lover
La Sicilia punta a trasformare la crescita della propria produzione spumantistica in un nuovo asset per l’enoturismo. Il percorso è stato avviato a Realmonte, nell’ambito di “Sicilia in Bolle”, con il convegno “Bollicine Siciliane. Dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio”, promosso dall’Istituto Regionale dell’Olio e del Vino (IRVO) insieme all’Associazione Italiana Sommelier Sicilia. L’iniziativa ha segnato il debutto della Rete delle Bollicine Siciliane, un progetto destinato a mettere in connessione produttori, consorzi e istituzioni attraverso una dichiarazione d’intenti condivisa.
L’obiettivo è superare la semplice promozione delle singole etichette per costruire un’identità riconoscibile delle bollicine siciliane e farne il punto di partenza di nuovi itinerari enoturistici capaci di integrare vino, patrimonio culturale, paesaggio e gastronomia.
Una strategia di sistema
“La realtà delle bollicine siciliane ha ormai acquisito una propria identità”, ha affermato la commissaria straordinaria dell’IRVO, Giusi Mistretta. “Sono il risultato di territori unici, di vitigni autoctoni e internazionali interpretati con competenza e di imprenditori che hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità. Oggi è il momento di valorizzare questo patrimonio in maniera organica, costruendo un’immagine collettiva forte e riconoscibile”.
Secondo Mistretta, il Manifesto della Rete delle Bollicine Siciliane nasce proprio con questa finalità: favorire la collaborazione tra tutti gli attori della filiera e sviluppare un’offerta enoturistica coordinata che rafforzi la competitività del sistema vitivinicolo regionale sui mercati italiani e internazionali.
L’iniziativa si inserisce nelle strategie di sviluppo dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, con l’obiettivo di consolidare una crescita fondata sulla cooperazione tra imprese, consorzi e associazioni di produttori.
I numeri della produzione
I dati dell’Osservatorio IRVO 2025 fotografano un comparto ancora di dimensioni contenute ma in costante evoluzione. In Sicilia operano oggi 140 aziende produttrici di spumanti, tra Doc, Igt e vini varietali, con complessive 330 etichette presenti sui mercati nazionali e internazionali.
Dal punto di vista delle tecniche produttive, il 54% degli spumanti viene realizzato con Metodo Charmat e il restante 46% con Metodo Classico, segno di una produzione articolata che copre differenti segmenti di mercato.
Per quanto riguarda le denominazioni, il 49,1% appartiene all’Igt Terre Siciliane, il 29,3% alla Doc Sicilia e il 20,4% alla Doc Etna, quest’ultima protagonista della crescita più significativa degli ultimi anni. Nel 2018 rappresentava il 9,8% della produzione regionale di spumanti; nel 2025 ha raggiunto il 20,4%, trainata soprattutto dall’Etna Spumante Bianco.
Sul piano tipologico prevalgono nettamente gli spumanti bianchi, pari all’86% della produzione, mentre i rosati rappresentano il restante 14%.
L’enoturismo come leva di sviluppo
Per il presidente di AIS Sicilia, Francesco Baldacchino, il Manifesto rappresenta soprattutto uno strumento di collaborazione. “Il dialogo tra tutti i protagonisti del settore può trasformarsi in una visione condivisa per il futuro del vino siciliano”, ha spiegato. “Fare rete significa creare cultura, rafforzare il legame con il territorio e offrire alle Bollicine Siciliane una voce unica, autorevole e riconoscibile”.
L’idea è quella di costruire un’offerta che non si limiti alla degustazione del vino, ma colleghi le produzioni ai principali attrattori culturali e naturalistici della regione, creando percorsi capaci di attraversare i diversi territori vitivinicoli dell’Isola.
Un patrimonio da raccontare
La produzione spumantistica siciliana rappresenta oggi circa l’1% del vino imbottigliato nell’Isola. Una quota limitata che, tuttavia, non riflette il dinamismo del comparto, caratterizzato dall’ingresso di nuove cantine e da riconoscimenti sempre più frequenti nei concorsi internazionali.
La rete proposta dall’IRVO punta proprio a trasformare questa nicchia produttiva in un elemento distintivo dell’offerta turistica regionale, mettendo in relazione i vigneti con i grandi patrimoni della Sicilia: dall’Etna alle riserve dello Zingaro e di Vendicari, da Pantalica alla Valle dei Templi, passando per Selinunte, Segesta, Siracusa, la Villa Romana del Casale, i centri arabo-normanni e le città barocche del Val di Noto.
L’obiettivo finale è costruire un racconto unitario nel quale il vino spumante diventi la porta d’accesso per conoscere l’identità culturale, paesaggistica ed enogastronomica della Sicilia, rafforzando la competitività di un comparto che, pur rappresentando una quota ancora limitata della produzione regionale, mostra margini di crescita significativi.
La mappa degli areali
Sull’Etna, patrimonio Unesco, la viticoltura incontra la forza del vulcano. Qui il Nerello Mascalese, vinificato in bianco o in rosato, è protagonista degli spumanti DOC Etna prodotti con Metodo Classico e affinati sui lieviti per almeno 18 mesi. Carricante, Chardonnay e Pinot Nero completano un paesaggio enologico unico caratterizzato da microclimi e suoli lavici. È questo il territorio dei borghi in pietra nera, dei boschi e delle eruzioni laviche, in cui è possibile visitare il Parco dell’Etna, la Valle del Bove, la città di Catania, le Gole dell’Alcantara, la splendida Taormina, Naxos, Randazzo, Castiglione di Sicilia, i castelli di Aci Castello e Calatabiano.
Nella Sicilia Occidentale, tra Trapani, Marsala, Menfi e Agrigento, il viaggio attraversa territori aperti sul mare, dove Metodo Charmat e Metodo Classico valorizzano una grande varietà di uve: Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, Grecanico, Chardonnay e Chenin blanc, accanto a Nero d’Avola, Pinot Nero e Pinot grigio. Il mosaico produttivo racconta la vocazione mediterranea dell’isola e i vitigni autoctoni che stanno conquistando fama internazionale.
In questo areale gli enoturisti potranno esplorare le riserve naturali delle Isole dello Stagnone di Marsala, le saline di Trapani e Paceco, Zingaro e Torre Salsa oltre che ammirare la Scala dei Turchi e l’area archeologica della Valle dei Templi, patrimonio UNESCO. Ci sono anche anche Torre Salsa, Mozia, Segesta, Selinunte, Erice, Sciacca e i borghi del Belìce con le testimonianze del Mediterraneo che accompagnano il viaggio del vino.
Nel cuore della Sicilia, tra Caltanissetta, Enna e l’entroterra d’Agrigento, vigneti e colline disegnano un paesaggio rurale dove Metodo Classico e Charmat danno vita a spumanti da Nero d’Avola, Pinot Nero, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay. In questo territorio c’è la Villa Romana del Casale, patrimonio Unesco, e tra gli altopiani ci sono il Lago di Pergusa, i Monti Erei, Morgantina, Sabucina, il Castello di Lombardia, Mussomeli, Mazzarino e Sperlinga.
Nel Sud-Est dell’Isola, tra Ragusa, Siracusa e Noto, il Moscato bianco esprime il suo carattere aromatico, e il Nero d’Avola si trasforma in eleganti versioni rosate, in questo territorio è in crescita la produzione con Metodo Classico. È soprattutto in questo areale che l’enoturismo incontra il barocco, le cave calcaree, le antiche città greche. Tra i patrimoni Unesco della Sicilia qui c’è Siracusa con Ortigia, il Tempio di Apollo, il Duomo costruito sul Tempio di Atena il Parco archeologico della Neapolis e la Necropoli rupestre di Pantalica, e poi le città tardo-barocche del Val di Noto. Ma ci sono anche le riserve naturali di Vendicari, Cavagrande del Cassibile e la Foce del fiume Irminio.
Tappa cruciale del percorso è anche Pantelleria, la sua area naturale aspra e suggestiva è protetta, custodisce un patrimonio culturale immateriale Unesco: la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello. Nell’isola estrema e affascinante dei dammusi e dei giardini panteschi, si produce lo Zibibbo in purezza che racconta il sole, il vento e la natura attraverso spumanti prodotti prevalentemente con Metodo Charmat.
La Rete delle Bollicine Siciliane attraverserà questi areali e con nuovi intenti favorirà l’esplorazione degli itinerari dove l’enoturismo rivela una pluralità di paesaggi, vitigni e culture produttive e tesori che l’Isola custodisce. Ogni calice sarà il punto di partenza per scoprire la ricchezza biologica, agricola e culturale di una terra vocata all’accoglienza.
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