Terrà

L'analisi
Grano duro, valore aggiunto e prezzo superiori premiano

di Giuseppe Russo*

Chi si occupa di agricoltura e attraversa in questi giorni da un versante all’altro la Sicilia, lo ha certamente notato. A causa dei ritardi delle semine, ampiamente diffusi quest’anno su scala regionale, i nostri campi di grano sono piuttosto “indietro” rispetto all’abituale ciclo di coltivazione. Questa condizione ci fa ipotizzare un probabile impoverimento del prossimo raccolto, sia sul piano quantitativo sia su quello qualitativo. Strumenti come l’analisi veloce del grano mediante analizzatori all’infrarosso e la pratica dello stoccaggio differenziato, diventano quindi essenziali per contrastare i rischi di una campagna granaria regionale che sarà certamente complicata. Lo stoccaggio differenziato, operativo oramai da oltre venti anni in Sicilia, è, e rimane pertanto una best practice irrinunciabile per la nostra cerealicoltura, specialmente in un contesto nel quale il raccolto non promette performance a tutela della qualità tecnologica delle produzioni.

Vero è che, anche a seguito dei nervosismi attivati dalla guerra in Ucraina, alcuni nuovi ed eccellenti “buyer” sono scesi recentemente in Sicilia a tastare il mercato, alla ricerca di prodotto da indirizzare su circuiti nazionali. Anche il prezzo del grano duro, già dallo scorso anno, viaggia su quotazioni che fanno ben sperare i nostri agricoltori, che si aspettano di mantenere garantita la remunerabilità della coltura. Tutti segnali importanti questi, che evidenziano come nuovi interessi si muovono intorno al mondo dei cereali, anche in Sicilia. La nostra filiera del grano duro paga però, oggi, il costo di alcune criticità che è necessario considerare per orientarci meglio nello scenario attuale, che è peraltro in continua evoluzione. L’aumento del costo dell’energia elettrica che attanaglia i nostri impianti artigianali e industriali, così come l’aumento dei concimi che sono più che raddoppiati nell’arco di un anno, sono solo alcuni dei problemi da fronteggiare.

Ci sono due percorsi commerciali: quello delle commodities e quello dei prodotti di nicchia (grani antichi, filiera BIO, marchio Qualità Sicura…)

In più il mondo della ricerca, privata e pubblica, si muove con dinamiche alimentate da finanziamenti non strutturali, ma agganciati a programmi di ricerca “stop and go” e quindi non sempre lungimiranti. Più volte abbiamo sottolineato come la filiera siciliana del grano duro soffra di un impoverimento strutturale, dovuto alla scomparsa di grandi impianti di produzione di pasta; così come assistiamo dall’altra parte alla nascita di piccoli impianti, prevalentemente orientati alla produzione di prodotti di nicchia, che intendono operare sul mercato dei prodotti a elevato valore aggiunto. In questo contesto è possibile individuare quindi due percorsi commerciali: quello delle commodities e quello dei prodotti di nicchia (grani antichi, filiera BIO, marchio Qualità Sicura, ecc.).

Queste due filiere sono governate da grammatiche diverse. La prima è governata da variabili definite su scala globale e difficilmente controllabili. L’altra più agganciata a produzioni “local”, sfugge invece al condizionamento del mercato globale e si rivolge ad interlocutori (anche non local) disposti a premiare sullo scaffale un valore aggiunto e un prezzo superiori. Quest’ultima possibilità, che promuove i cereali siciliani anche su scala internazionale, come prodotti a elevato valore culturale, identitario, igienico sanitario ed etico ambientale, è oramai più che una suggestiva opportunità e diversi imprenditori hanno dimostrato come sia possibile realizzare business di successo puntando anche su nuovi mercati.

Sostenere meglio la filiera del grano in Sicilia è pertanto possibile. Serve però non solo attuare strumenti di programmazione efficaci (PSR in primis) ma soprattutto individuare e sostenere intelligenze ed entusiasmi di operatori e professionisti che sappiano contrastare la cronica e costante inerzia siciliana a cooperare, in una logica di dialogo e condivisione tra professionalità diverse. Esperienze di questo tipo, per la verità, sono già presenti e operano da qualche decennio con successo nella nostra regione, altre invece sono nate più recentemente e promettono già di capitalizzare i valori associati al mondo del grano siciliano.

*Ricercatore Consorzio di ricerca “Gian Pietro Ballatore”

giusepperusso@ilgranoduro.it

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