Imprenditori 10 & lode
Giovani, gemelle e vulcaniche: le “cùcchie” di Biancavilla che hanno scommesso tutto sull’Etna più segreta
Dieci ettari di pietra lavica, viti antiche e biodiversità protetta dall’UNESCO: era un rudere quando Mario Mirabella lo trovò nel 2017, e oggi è il Podere dell’Etna Segreta, azienda agricola, ristorante rurale e progetto di paesaggio che ha già guadagnato medaglie internazionali per i suoi vini e ridisegnato un angolo dimenticato del versante etneo.
Una storia lunga quattro secoli
Le origini del podere affondano tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento, quando la tenuta apparteneva alle monache benedettine di Adrano. Nell’Ottocento passò a un parente della priora, poi a un pastore soprannominato “Vitrognu”, figura quasi leggendaria nella memoria locale. Fino al 2017, anno della scoperta da parte di Mario Mirabella, manager della grande distribuzione che, all’alba dei cinquant’anni, si trovò davanti a qualcosa che non aveva cercato.
Il primo sopralluogo fu, nelle sue parole, “uno schianto al cuore”. Muro dopo muro, solo degrado e abbandono. L’edificio era in rovina. Ma la terra, diceva, respirava ancora. Poi, salendo sul terrazzo della casa poderale, qualcosa cambiò. Lo sguardo si perse oltre i ruderi e la decisione arrivò immediata: acquistare, recuperare, ricominciare. Affiancato dalla moglie Cocò, che avrebbe dato il nome al ristorante rurale, e dai figli Rosario, Emma e Francesca, Mario si assunse quello che lui stesso definisce non un possesso ma una custodia.
La scelta di chiamarsi custode
“Non mi definisco il proprietario, bensì il custode”. La frase sintetizza una filosofia di gestione che ha orientato ogni intervento sul podere. Nessuna speculazione, nessuna trasformazione aggressiva del paesaggio: il progetto ha puntato al recupero degli habitat naturali e ripariali, con sentieri natura, punti di birdwatching e aree di didattica ambientale, il tutto all’interno del Parco dell’Etna, sotto la tutela della Soprintendenza ai Beni Culturali. Gli interventi strutturali sono stati sostenuti dal PSR attraverso le misure 6.1 e 4.4.c, strumenti di sviluppo rurale che hanno reso possibile il salto da rudere a realtà produttiva.
Il palmento del Seicento è stato recuperato e oggi accoglie gli ospiti in una formula di ospitalità intima e familiare. La gestione è affidata a Rosario, Emma e Francesca: quest’ultime sono gemelle, le “cùcchie” nel dialetto locale, e il nome non è rimasto confinato all’affetto di famiglia. È diventato il marchio dei vini aziendali, premiati in competizioni internazionali tra Germania, Francia e Regno Unito.
Vini eroici tra lava e barrique
I vigneti si trovano nel cuore della denominazione di Biancavilla, a 18 minuti da Catania e 25 dall’aeroporto internazionale. La posizione, logisticamente comoda, non tradisce però la natura del luogo: fuori dal clamore, lontano dai circuiti più battuti dell’enologia etnea.
Le uve vengono lavorate “eroicamente”, a mano, con diserbo meccanico.
La raccolta avviene nella seconda metà di ottobre, dopo un periodo di appassimento in pianta. La fermentazione si svolge in acciaio sulle bucce, a temperatura controllata.
Le Cùcchie è l’etichetta d’ingresso: giovanile, speziata, con retrogusti di frutti rossi e nocciole tostate, adatta sia agli antipasti che ai secondi più strutturati. Le Cùcchie Oro include una percentuale del 30% di Petit Verdot, matura in barrique e si rivolge a chi cerca longevità e complessità. Ha ottenuto 93 punti Silver al Decanter di Londra, medaglia d’oro al Concorso Internazionale di Lione, riconoscimento al Mundus Vini in Germania. Accanto ai vini, l’azienda produce “Il Maggiore”, olio extravergine da olive nocellara etnea raccolte e molite in giornata tra fine settembre e inizio ottobre.
La cucina di Emma e Francesca
“La Casa di Cocò” è il ristorante rurale attivo presso il podere. Emma e Francesca non lo descrivono come un luogo dove si mangia, ma come un rito. Legna che crepita nell’antico palmento, tramonti sul terrazzo affacciato sulla piana etnea, materie prime che arrivano dalla terra vulcanica circostante. Le ricette nascono dall’istinto più che dai libri, i piatti seguono le stagioni con rigore quasi artigianale.
A breve si aggiungeranno strutture per l’agricampeggio, completando un’offerta che abbraccia enogastronomia, natura e ospitalità rurale. Il versante sud-ovest dell’Etna, meno celebrato rispetto al fronte nord e al corridoio di Linguaglossa, trova in questo podere uno dei suoi presidii più coerenti: radicato nella storia, aperto alla contemporaneità.
La grotta, Bixio e la leggenda
A nord della tenuta si apre una grotta di scorrimento lavico, scolpita dai movimenti dell’Etna. Per ora visitabile solo dall’esterno, il portale di roccia nera è al centro di una leggenda locale. Si narra che nel 1860, dopo i fatti di Bronte, le truppe di Nino Bixio in marcia verso Giardini Naxos per ricongiungersi a Garibaldi abbiano trovato rifugio tra quelle pareti durante un temporale improvviso. Nessun documento lo conferma. Ma la storia risorgimentale di quei giorni, tra repressioni, marce forzate e percorsi alternativi sull’Etna, rende il racconto plausibile quanto suggestivo.
A est, il torrente Torrette segna il confine orientale della proprietà, serpeggiando tra le colate laviche dell’Ellittico. È un limite naturale che divide passato e presente, come il podere stesso: un luogo che ha attraversato quattro secoli senza smettere di cambiare, e che oggi torna a raccontarsi attraverso il vino, la cucina e il silenzio del vulcano.
Podere dell’Etna Segreta
C.da Sant’Antonio-Torrette snc 95033 – Biancavilla (Catania)
+39 366 662 9927
+39 346 730 9656
© RIPRODUZIONE RISERVATA
