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Nuovo regolamento Consorzi Dop e Igp: ecco cosa cambia per agricoltori e filiere agroalimentari

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Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) ha emanato il nuovo decreto che definisce le disposizioni generali per la costituzione, il riconoscimento e il funzionamento dei Consorzi di tutela delle denominazioni di origine protetta (Dop) e delle Indicazioni geografiche protette (Igp) dei prodotti agricoli e alimentari.

Il provvedimento recepisce le più recenti linee guida della normativa europea (Regolamento UE n. 2024/1143) con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il lavoro di chi opera sul territorioEcco una guida semplice con i punti chiave, i diritti e i doveri più importanti che gli agricoltori e i produttori italiani devono conoscere.

1. Chi può aderire ai Consorzi di tutela?

Il decreto individua con precisione, filiera per filiera, i soggetti (produttori e operatori) che hanno il diritto di associarsi ai Consorzi di tutela. Condizione fondamentale per l’adesione è che il soggetto sia regolarmente inserito nel sistema di controllo della specifica Dop o IgpPer fare qualche esempio pratico sulle categorie ammesse:

– Filiera formaggi: allevatori produttori di latte, caseifici, stagionatori, grattugiatori/porzionatori e confezionatori.

– Filiera ortofrutticoli e cereali freschi: agricoltori, imprese di lavorazione e confezionatori.

– Filiera olii e grassi: olivicoltori, molitori e imbottigliatori.

– Filiera carni fresche: allevatori, macellatori, porzionatori/laboratori di sezionamento e confezionatori.

All’interno di ciascuna filiera, il decreto individua formalmente la figura del “Produttore” (ad esempio, l’agricoltore per l’ortofrutta o l’olivicoltore per l’olio) , riconoscendogli un ruolo centrale: a questa categoria deve essere garantita una rappresentanza minima del 66% all’interno degli organi sociali (Assemblea e Consiglio di Amministrazione) del Consorzio.

2. I Consorzi Multi-IG

Per incentivare l’unione dei produttori, ottimizzare i costi e permettere anche alle realtà più piccole di strutturarsi, il Ministero consente la nascita di un unico Consorzio di tutela per più Dop e Igp. Questo è possibile a due condizioni:

1. Le zone di produzione dei diversi prodotti devono ricadere, almeno in parte, nello stesso ambito territoriale (provinciale, regionale o interregionale).

2. Deve essere rigorosamente garantita l’autonomia decisionale per ciascuna denominazione in tutte le istanze del Consorzio. Inoltre, ogni singola Dop o Igp ha il diritto di essere rappresentata da almeno un membro nel Consiglio di Amministrazione.

3. Come si calcola il diritto di voto?

Niente discriminazioni: l’accesso al Consorzio è garantito a tutti i soggetti della filiera sottoposti al sistema di controllo. Nelle decisioni assembleari, la democrazia consortile si basa su un sistema ponderato: il voto di ciascun socio è determinato in base alla quantità di prodotto ottenuto nell’anno o nell’annata precedente. Se un agricoltore svolge contemporaneamente più attività nella filiera (es. è sia allevatore che caseifici), i voti delle diverse attività si cumulano.

4. Contributi e costi

I Consorzi di tutela svolgono funzioni fondamentali (promozione, vigilanza contro le frodi, gestione della denominazione e sviluppo turistico). Per finanziarsi, il Consiglio di Amministrazione può deliberare dei contributi:

– Costi a carico di tutti (anche non soci): i costi legati alle attività istituzionali di tutela, promozione e vigilanza della Dop/Igp gravano su tutti gli operatori della filiera che usano la denominazione, anche se non sono iscritti al Consorzio. La quota di contribuzione è commisurata alla quantità di prodotto idoneo alla certificazione.

– Costi esclusivi per i soci: qualsiasi altra attività del Consorzio che non rientri nelle funzioni di tutela e promozione previste dalla legge grava esclusivamente sulle tasche dei soci consorziati. I non soci non dovranno pagare un centesimo per queste spese extra.

5. Agevolazioni per giovani e nuovi ingressi

Al momento dell’ingresso nel sistema di controllo di una Dop o Igp, il Consorzio può richiedere un contributo di avviamento, proporzionale alla quantità di prodotto che il nuovo utente intende certificare all’anno.

Tuttavia, il nuovo decreto introduce una misura di forte sostegno al ricambio generazionale e alle piccole imprese: i Consorzi hanno la facoltà di prevedere importanti riduzioni della quota per le microimprese agricole che entrano per la prima volta nel sistema e per i giovani agricoltori. Inoltre, chi paga il contributo di avviamento è esonerato dai costi consortili ordinari per il primo anno.

Questo impianto normativo punta a dare maggiore trasparenza alla gestione delle eccellenze italiane , garantendo agli agricoltori una rappresentanza forte e proporzionata al loro reale peso produttivo, e offrendo strumenti concreti per promuovere non solo il prodotto, ma anche la sostenibilità e il turismo legato al territorio.

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