Terrà

Il riconoscimento
La Sicilia ha il primo biodistretto: quello del ‘Pane e dell’Olio’. E già scatta il business per le aziende

Quello del cibo è un settore che, in Sicilia, ha un primato e lo ha ottenuto con “Bio Slow Pane e Olio”, il primo biodistretto siciliano riconosciuto dalla Regione Siciliana e dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare. Il distretto, che a sede a Favara nell’Agrigentino, premia l’impegno di un gruppo di imprenditori agricoli, associazioni di produttori, enti di ricerca pubblici e privati, tra i quali anche l’Università di Palermo, con anche oltre venti enti locali. “Abbiamo lavorato tutti insieme per una gestione sostenibile delle risorse ambientali e lo abbiamo fatto grazie a produzioni biologiche che sostengono il rispetto del territorio”, spiega a Terrà Salvatore Ciulla, presidente del neo biodistretto, raccontando come dietro al riconoscimento ottenuto ci sia un lavoro che va indietro negli anni.

Salvatore Ciulla

“Il riconoscimento di biodistretto è arrivato nell’aprile di quest’anno, ma il percorso inizia anni fa, già nel 2019, quando era arrivato il primo ok grazie al lavoro di aziende ed enti locali che hanno fatto squadra – prosegue Ciulla -. Contemporaneamente, abbiamo portato avanti azioni mirate all’ottenimento di certificazioni di qualità, e messo in atto strategie per aiutare le aziende a convertirsi dal convenzionale al biologico o per inserirsi su mercati diversi, grazie all’ottimizzazione della commercializzazione”. Ma il lavoro è andato ancora oltre con azioni di promozione programmate a livello distrettuale e azioni che riguardano, in ambito locale, la promozione di prodotti biologici all’interno delle mense scolastiche, con attività mirate a fare comprendere il valore di un prodotto biologico a livello territoriale.

Questo importante riconoscimento ha già ripercussioni su tutta la filiera. Il distretto è stato infatti promotore di un importante contratto di filiera, approvato dal ministero, ed è in attesa di essere finanziato dal nome “contratto di filiera biologica Bio Slow”, per un valore di 50 milioni di euro, che vede il coinvolgimento di molte aziende siciliane e aziende della Sardegna e anche del Piemonte. L’obiettivo è quello di creare filiere corte organizzate sul territorio. Già sono state condotte sperimentazioni con alcuni comuni, come ad esempio la fornitura su filiera corta di mense scolastiche nell’Agrigentino, “dove abbiamo potuto lavorare con i prezzi del convenzionale, utilizzando invece i prodotti della filiera del biologico, ottenendo ottimi risultati”.

Sul piano economico i vantaggi sono inequivocabili, perché grazie alla filiera corta, al produttore, invece che rimanere il 15%-20% del prezzo del prodotto, rimane l’85% del prezzo, mentre il 15% va alla parte organizzativa della filiera. Con i fondi del ministero, che arriveranno a breve, si potranno fare ulteriori passi avanti. Il distretto si propone inoltre di costruire una pianificazione relativa soprattutto agli acquisti verdi dei Comuni, ma anche alla riduzione o addirittura eliminazione dei diserbanti chimici nell’utilizzo della scerbature normali. E ancora azioni di educazione al consumo di prodotti biologici, a partire dalle mense scolastiche, con azioni mirate sui giovanissimi, condotte in collaborazione con gli enti locali.

Un lavoro che è dunque anche educazione alimentare, perché le famiglie sono invitate a effettuare un consumo consapevole, spiegando che non solo esiste la produzione biologica, che supporta il territorio, ma che permette di avere anche una migliore qualità dei prodotti e che mette a disposizione cibi molto più salutari. Tuttavia, per Ciulla, questo riconoscimento non è da considerarsi come un punto di arrivo, ma una fase intermedia di un percorso “ben più complesso e ambizioso”. La prospettiva è infatti quella di far ripartire i consumi dei prodotti biologici locali, dando un supporto alle piccole imprese agricole, che non riescono a vendere da sole il proprio prodotto, senza dimenticare tutte quelle imprese già quotate che fanno parte del distretto e che hanno investimenti rilevanti, andando a incentivare la multifunzionalità, collegando quindi l’aspetto agricolo ad attività collaterali, quali quelle turistiche, che potrebbero dare valore aggiunto alle produzioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA





Vuoi ricevere gli aggiornamenti di Terrà per email?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Post a Comment