Terrà

Crediti di imposta
Fertilizzanti, gasolio e dazi: governo stanzia cento milioni e ottiene sospensione Ue tariffe su azotati

Condividi:

Con l’urea a 870 euro la tonnellata – quasi il doppio rispetto ai 470 di maggio 2025, con un incremento dell’85% in dodici mesi – i costi di produzione sono diventati insostenibili per larga parte del comparto primario. Roma risponde con 100 milioni di risorse pubbliche e con una battaglia vinta, almeno parzialmente, in sede comunitaria.

Il Consiglio dei ministri ha approvato due crediti d’imposta: uno al 30% sugli acquisti di fertilizzanti per i mesi di marzo, aprile e maggio, coperto da 40 milioni; uno al 20% sul gasolio agricolo, per ulteriori 60 milioni. Quest’ultimo si aggiunge al credito già riconosciuto da marzo, portando la dotazione complessiva sul carburante a 90 milioni. In parallelo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto attuativo che estende un’agevolazione analoga – credito d’imposta al 20% – alle imbarcazioni da pesca, settore anch’esso sotto pressione.

Il gasolio agricolo, una misura tutta italiana

L’agevolazione sul gasolio agricolo non è una novità: la Legge di Bilancio 2026 ne aveva già confermato la struttura, con un impatto stimato superiore al miliardo di euro. Il dato politicamente rilevante è che, nell’intero perimetro dell’Unione europea, solo l’Italia ha adottato questa misura.

Un primato che l’esecutivo rivendica come segnale della priorità riconosciuta al settore primario: “Le risorse destinate all’agroalimentare hanno raggiunto 16 miliardi, mai investite prima nella storia repubblicana”, ha dichiarato Giorgia Meloni, impegnandosi a “continuare a lavorare con la stessa fermezza per difendere il comparto, sostenere chi produce qualità e garantire un futuro più competitivo e autonomo all’agricoltura italiana ed europea”.

Il fronte comunitario: dazi sospesi per un anno

Sul versante europeo, il governo Meloni ha incassato un risultato rilevante. Il Consiglio europeo ha deliberato la sospensione per dodici mesi dei dazi imposti sui fertilizzanti azotati importati da Paesi terzi, con un risparmio stimato in 60 milioni.

La misura è frutto di un’azione negoziale condotta dall’Italia a Bruxelles. Sono esclusi dall’agevolazione i prodotti provenienti da Russia e Bielorussia, nell’ambito della strategia di riduzione della dipendenza da quell’area geografica. La Commissione europea ha annunciato l’avvio di un monitoraggio che potrebbe portare al rinnovo della sospensione.

Le organizzazioni: “Non basta, servono misure strutturali”

Le valutazioni delle organizzazioni di categoria divergono sensibilmente. Coldiretti e Filiera Italia giudicano la sospensione dei dazi insufficiente in assenza di uno stop al Cbam – il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere – e all’Ets. Le due organizzazioni chiedono anche la liberalizzazione dell’impiego del digestato agricolo e, soprattutto, “l’istituzione di un fondo europeo straordinario per sostenere le imprese agricole colpite dall’aumento dei costi, senza utilizzare le risorse della Politica agricola comune”.

Una posizione che mette in discussione l’architettura stessa degli strumenti attivati. Confagricoltura adotta un tono più pragmatico: la sospensione dei dazi è “una boccata di ossigeno in un momento di grande difficoltà”, pur sollecitando un piano più ambizioso. Federalimentare parla di “segnale positivo” che alleggerisce “almeno in parte i costi che gravano sulle filiere agricole e agroalimentari europee”, ma avverte che agli interventi emergenziali occorre affiancare “una visione di medio-lungo periodo che rafforzi la produzione europea”. Il nodo irrisolto è proprio questo: le misure in campo attenuano l’urgenza, ma non aggrediscono le cause strutturali di una vulnerabilità che il mercato dei fertilizzanti ha reso evidente con brutalità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Vuoi ricevere gli aggiornamenti di Terrà per email?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Condividi:
HTML Snippets Powered By : XYZScripts.com