Commissione ambiente
Verso una nuova agricoltura: l’Europa sdogana le “Nuove tecniche genomiche”
La Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha compiuto un passo decisivo verso il futuro dell’agronomia continentale. Con 59 voti favorevoli, il testo di compromesso sulle NGT (New Genomic Techniques) ha ottenuto il via libera a Bruxelles. Si tratta di una svolta che promette di dividere l’opinione pubblica, tra chi vede un’opportunità di modernizzazione e chi teme un indebolimento del principio di precauzione.
Ma cosa sta cambiando concretamente e perché in Italia si preferisce parlare di TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita)?
La distinzione chiave: NGT1 vs NGT2
Il nuovo regolamento non tratta tutte le modifiche allo stesso modo. Il cuore della normativa risiede nella creazione di due categorie distinte basate sull’entità dell’intervento genetico:
| Categoria | Definizione Tecnica | Regolamentazione |
| NGT1 | Sostituzione o inserzione di massimo 20 nucleotidi. | Sostanziale deregolamentazione: niente obbligo di etichettatura specifica, tracciabilità o valutazione preventiva del rischio Efsa. |
| NGT2 | Modifiche superiori ai 20 nucleotidi. | Restano in vigore le norme rigorose sugli OGM tradizionali. |
Questa distinzione si basa sull’idea che le modifiche NGT1 potrebbero avvenire anche in natura o tramite incroci convenzionali, solo in tempi molto più lunghi.
La tecnologia: non chiamatelo (solo) “Ogm”
A differenza degli OGM tradizionali, che spesso utilizzano la transgenesi (inserimento di geni da specie diverse), le NGT si basano sulla cisgenesi o sulla mutagenesi mirata.
Lo strumento principe è la “forbice molecolare” CRISPR/Cas9, che permette di tagliare e modificare il DNA in punti estremamente precisi. Questo approccio è:
– Mirato: Colpisce solo il tratto di DNA desiderato.
– Endogeno: Utilizza tratti genetici della stessa specie o di specie compatibili.
– Efficiente: Riduce anni di tentativi in laboratorio e in campo.
Il caso italiano: lo “spin” delle TEA
In Italia, la narrazione politica e delle organizzazioni agricole (come Coldiretti) ha adottato il termine TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita). L’obiettivo è chiaro: rimuovere lo “stigma” associato alla parola “OGM” e presentare queste tecniche come un’accelerazione naturale dell’evoluzione.
Tuttavia, la trasparenza normativa parla chiaro. L’articolo 3 del regolamento Ue definisce esplicitamente una pianta NGT come una “pianta geneticamente modificata”. Sebbene non ci sia materiale genetico esterno (alieno), il DNA viene comunque manipolato in laboratorio. La sfida italiana è dunque far accettare un’innovazione che, pur essendo tecnicamente una modifica genetica, si differenzia radicalmente dai “Frankenfood” del passato.
Prossimi passi
L’iter legislativo non è ancora concluso. Affinché il regolamento diventi operativo a tutti gli effetti, mancano due passaggi fondamentali:
1. L’approvazione definitiva della Plenaria del Parlamento europeo.
2. Il via libera del Consiglio dell’Unione Europea.
Se il testo passerà indenne, l’agricoltura europea potrebbe trovarsi di fronte alla più grande trasformazione normativa degli ultimi trent’anni, con la promessa di colture più resistenti alla siccità e alle malattie, ma con la sfida di mantenere la fiducia dei consumatori sulla trasparenza di ciò che arriva in tavola.
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