Rifiuti
Stop al registro Rentri per chi usa sistemi alternativi: meno burocrazia per le imprese
Buone notizie per il mondo agricolo sul fronte della semplificazione amministrativa. Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio, scatta l’esenzione dall’obbligo di iscrizione al RENTRI – il Registro Elettronico Nazionale sulla Tracciabilità dei Rifiuti – per una platea più ampia di imprenditori agricoli. La disposizione, introdotta dall’articolo 1, comma 789, riguarda tutti gli imprenditori agricoli che adottano sistemi alternativi di tracciabilità, oltre a quelli con volume d’affari annuo fino a 8.000 euro, già esclusi dagli obblighi più stringenti.
Un intervento che rappresenta un riconoscimento concreto della specificità del settore agricolo, storicamente penalizzato da adempimenti pensati per realtà industriali ben diverse per dimensioni, organizzazione e tipologia di rifiuti prodotti.
L’esenzione dal RENTRI va nella direzione di ridurre oneri e carichi burocratici superflui, favorendo una gestione dei rifiuti agricoli più snella, efficiente e sostenibile. Un obiettivo da tempo richiesto dalle organizzazioni di settore, che hanno più volte evidenziato la sproporzione tra obblighi amministrativi e dimensioni economiche di molte aziende agricole.
Il legislatore ha così scelto di valorizzare strumenti alternativi già operativi sul territorio, capaci di garantire tracciabilità e controllo senza appesantire l’attività quotidiana delle imprese. Una scelta che riconosce la realtà delle aziende agricole italiane, spesso di piccole o medie dimensioni, che necessitano di procedure proporzionate alle loro effettive capacità organizzative.
I sistemi alternativi di tracciabilità consentono una gestione più agile dei rifiuti prodotti in ambito agricolo, prevedendo la semplice conservazione per tre anni del documento di conferimento all’interno di circuiti e piattaforme di raccolta organizzate a livello territoriale.
Si tratta di un meccanismo proporzionato alle reali esigenze delle aziende agricole, che assicura comunque:
– La tracciabilità dei rifiuti lungo l’intera filiera di smaltimento
– Il controllo da parte delle autorità competenti attraverso la documentazione conservata
– Il rispetto delle norme ambientali senza compromettere gli standard di tutela
Il tutto senza imporre l’iscrizione a registri elettronici complessi e costosi, che richiederebbero competenze informatiche e investimenti spesso non compatibili con le dimensioni di molte aziende del settore primario.
L’esenzione si applica a:
Imprenditori agricoli che adottano sistemi alternativi di tracciabilità: questa categoria comprende la maggior parte delle aziende agricole che conferiscono i propri rifiuti attraverso consorzi, cooperative o piattaforme territoriali organizzate, che garantiscono già la tracciabilità attraverso documentazione cartacea o sistemi digitali semplificati.
Imprenditori agricoli con volume d’affari fino a 8.000 euro annui: questa fascia, già precedentemente esonerata da alcuni obblighi, vede ora consolidata e rafforzata la semplificazione amministrativa.
La platea dei beneficiari è quindi particolarmente ampia e include una percentuale significativa delle aziende agricole italiane, soprattutto nel segmento delle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto produttivo principale del settore primario nazionale.
L’esenzione dall’obbligo di iscrizione al RENTRI rappresenta un segnale politico chiaro di attenzione verso il settore primario, chiamato oggi a coniugare sostenibilità ambientale, competitività economica e semplificazione normativa.
In un contesto in cui agli agricoltori viene chiesto sempre di più in termini di responsabilità ambientale – dalla riduzione delle emissioni alla gestione sostenibile dei suoli, dalla tutela della biodiversità alla corretta gestione dei rifiuti – la scelta di alleggerire la burocrazia inutile può contribuire a migliorare l’efficienza delle aziende e a rafforzare l’adesione volontaria a sistemi di gestione corretta dei rifiuti.
Un passo avanti, dunque, verso un’agricoltura più moderna, sostenibile e finalmente liberata da adempimenti non commisurati alla realtà del campo. La misura si inserisce in un più ampio percorso di semplificazione che dovrebbe proseguire per rendere il settore agricolo italiano sempre più competitivo senza rinunciare alla tutela ambientale.
Le principali organizzazioni di categoria hanno accolto con favore la norma, sottolineando come rappresenti un primo importante risultato di un dialogo costante con il legislatore. Resta ora da vedere se questo sarà il primo passo di una più ampia riforma della burocrazia agricola, richiesta da anni dagli operatori del settore.
La Sicilia, con il suo tessuto agricolo fatto prevalentemente di piccole e medie aziende, potrà beneficiare in modo particolare di questa semplificazione, che riduce gli oneri amministrativi senza compromettere la corretta gestione ambientale dei rifiuti agricoli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA