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Irrigazione
Sammartino rassicura gli agricoltori: l’invaso di Naro è pieno e le pompe torneranno presto attive

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La campagna irrigua dell’Agrigentino non è a rischio. L’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino ha smentito le voci allarmistiche circolate in queste ore, confermando che l’impianto di sollevamento della diga San Giovanni di Naro tornerà in funzione entro la prossima settimana. L’invaso — costruito tra il 1969 e il 1981, con una capacità di 16,3 milioni di metri cubi — ha raggiunto quest’anno un livello di riempimento soddisfacente, e un finanziamento regionale da 8,5 milioni ne garantirà il potenziamento infrastrutturale.

Assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, Luca Sammartino

“Voglio tranquillizzare gli agricoltori del territorio servito dalla diga San Giovanni di Naro”, ha dichiarato Sammartino. Il commissario del Consorzio di bonifica di Agrigento gli avrebbe assicurato che “l’impianto di sollevamento tornerà in esercizio già la prossima settimana.” Si tratta, ha precisato l’assessore, di manutenzione ordinaria “programmata da tempo”, non di un guasto imprevisto né di un segnale di deterioramento strutturale. La campagna irrigua, ha concluso, “non subirà alcun rallentamento o impedimento.”

Otto milioni per rinnovare le infrastrutture

La notizia più rilevante, tuttavia, riguarda il futuro dell’impianto. Nei mesi scorsi il Consorzio di bonifica ha ottenuto un finanziamento da 8,5 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo di sviluppo e coesione programmate dal governo regionale guidato da Renato Schifani, per ammodernare e adeguare gli impianti di sollevamento. I lavori sono stati aggiudicati e la consegna è attesa nei prossimi giorni. Un intervento che si inserisce in una strategia più ampia di potenziamento della rete idrica destinata all’uso agricolo nel comprensorio agrigentino.

Anche l’invaso “Furore”, situato sempre nel territorio di Naro e collegato idraulicamente al bacino principale, ha raggiunto livelli soddisfacenti, sebbene non sia ancora stato collaudato: per ragioni di sicurezza, una parte dell’acqua ha dovuto essere riversata a mare. Due segnali che, nel contesto della crisi idrica che affligge strutturalmente la Sicilia meridionale in particolare, rappresentano un margine di respiro significativo per i produttori agricoli locali.

Un bacino con storia: dal canottaggio alla gestione integrata

La diga San Giovanni ha una storia lunga e non priva di episodi degni di nota. La sua costruzione, avviata nel 1969 e conclusa nel 1981, rispose all’esigenza di raccogliere le acque del fiume Naro, sbarrandone il corso in località Stretta del Molino San Giovanni, a circa venti chilometri dalla foce. Le acque dell’invaso alimentano le campagne irrigue del comprensorio e le strutture circostanti — un bosco che è diventato, nel tempo, meta turistica — hanno ospitato attività sportive di rilievo nazionale ed europeo. Nel 1991, sul bacino si disputarono i campionati europei di canottaggio; nel luglio del 2011, i campionati siciliani della stessa disciplina.

Sul piano della gestione tecnica, una svolta importante è arrivata nel luglio del 2023, quando l’Autorità di bacino della Presidenza della Regione ha approvato il piano di gestione della diga San Giovanni e del cosiddetto laghetto Gorgo, situato nel comune di Montallegro lungo il “Fosso Gurra.” Il documento — affidato al dipartimento Acqua e Rifiuti della Regione Siciliana, con validità decennale e obbligo di aggiornamento al mutare sostanziale delle condizioni — definisce il quadro previsionale delle operazioni di svaso, sfangamento e spurgo legate alla manutenzione degli impianti.

Sedimenti e interrimento: le sfide strutturali del bacino

Il piano prevede, tra l’altro, la rimozione dei sedimenti accumulati nell’area dello scarico di fondo attraverso un’attività di sfangamento. Misure analoghe interessano il laghetto Gorgo, la cui capacità totale è di 3,4 milioni di metri cubi. L’obiettivo dichiarato è il ripristino nel tempo della capacità utile originaria di entrambi gli invasi, preservandola dai fenomeni di interrimento che, senza interventi sistematici, tendono a ridurre progressivamente la disponibilità idrica effettiva.

È in questo quadro complessivo — manutenzione ordinaria in corso, fondi strutturali assegnati, piano decennale di gestione approvato — che va letta la rassicurazione dell’assessore Sammartino. Non un’emergenza risolta all’ultimo momento, ma la conferma di un percorso già avviato.

Foto (facebook) copertina Diga San Giovanni di Naro

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