Terrà

Quando lo yogurt è un esempio di sovranità alimentare

di Giuseppe Bivona*

Sarà capitato anche a voi, entrando in un supermercato, nel reparto latticini, imbattervi in metri e metri di scaffali stracolmi di vasetti di yogurt di tutti i tipi, diversamente colorati, per i gusti più disparati. Non molto tempo fa, lo yogurt era un prodotto “semplice”, ovvero un latte che aveva subito una fermentazione da parte di alcuni bacilli che hanno trasformato lo zucchero del latte, il lattosio, in acido lattico. Oggi siamo in ostaggio di nuovi stregoni alimentari i quali, avvalendosi dei suggerimenti dei maghi del marketing, vogliono farci credere che lo yogurt è il nuovo elisir di lunga vita! Cosi questi furbastri, in cui regna la fede del denaro, si sono “inventati” un tipo di yogurt che aumenta le difese immunitarie… C’è poi, un altro tipo di yogurt, che invece vi spedisce in bagno con la puntualità di un orologio svizzero.

Non mancano, inoltre, gli yogurt di ultima generazione, che vi lasciano liberi di ingozzarvi di prodotti propinati dai fast food con la sicura garanzia che, qualora vi ricordaste di bere una bottiglietta di pochissimi centilitri, miracolosamente il colesterolo vi si abbassa! Premesso tutto ciò, io personalmente produco il mio yogurt. Ho comprato una yogurtiera che mi permette di produrre 7 vasetti di yogurt con 1 lt. di latte. Prendo uno yogurt intero bianco da agricoltura biologica, sciolgo parte del contenuto del vasetto in un litro di latte crudo biologico riscaldato a 40°, verso nei vasetti e lascio una nottata nella yogurtiera, poi tolgo i vasetti, lascio raffreddare, li chiudo e metto in frigo. L’ultimo vasetto di yogurt autoprodotto lo uso per rifare lo yogurt successivo, questo per circa 6 o 7 volte (a meno che qualcuno in casa non si mangi l’ultimo vasetto). Dopo 6 o 7 volte riparto usando uno yogurt bio bianco comprato al supermercato (magari cambiando marca), per rinnovare la famiglia dei bacilli!

Spesso nel vasetto aggiungo pezzettini di frutta fresca o un cucchiaino di miele e/o semi e cereali vari. Ora, a parte  le ragioni di ovvia convenienza economica, questa scelta ha marcati riflessi ecologici –ambientali per la semplice ragione che quello prodotto industrialmente percorre dai 1500 ai 2000 chilometri prima di arrivare nel nostro frigorifero, viene confezionato in vasetti di plastica monouso e altamente inquinanti, e subisce trattamenti di conservazione che a volte possono uccidere i batteri da cui è stato prodotto. Lo yogurt autoprodotto, tramite l’utilizzo di colonie batteriche che facciano fermentare il latte, non viaggia su gomma, invece, non ha confezioni o imballaggi, è ricco di batteri benefici per la flora intestinale, costa quanto il latte, non ha conservanti e, cosa non trascurabile, non rischia di interrompere la catena del freddo (4°c). Non parliamo poi della sua bontà.

Yogurtiera

Dico di più. Utilizzo latte proveniente da un vicino allevamento in biologico e sono felice di sostenere con la mia scelta una azienda del territorio per il mantenimento di una economia locale, per la difesa del suolo e la salvaguardia del paesaggio. L’esempio dello yogurt ci deve far riflettere come le nostre scelte alimentari hanno un riflesso politico nel senso pieno e nobile del termine. Riempire il carrello della spesa è un atto di straordinaria responsabilità per due fondamentali ragioni: prima, perché condizioniamo in modo decisivo la nostra salute e quella dei nostri figli; poi perché la correlazione cibo-salute secondo ricerche approfondite è sempre più stretta ed inequivocabile.

Fare la spesa è un atto politico, molto più concreto che mettere una croce su una scheda ogni 4-5 anni. Comprare frutta e verdura biologica direttamente dai contadini, consente di preservare l’ambiente in cui viviamo, magari a pochi chilometri da casa nostra. Se sopravvive un contadino biologico nella nostra zona forse avremo come conseguenza anche un po’ di aria e di acqua più pulita, un po’più di verde e un po’ meno cemento. Ecco spiegato il concetto di sovranità alimentare.

*Presidente Libera Università Rurale dei Saperi e dei Sapori Onlus

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