Parla l'esperto
Perché gli alberi delle nostre città stanno male? Errori prevedibili, scelte sbagliate e una soluzione che può cambiare tutto
Osservate gli alberi spogli in questo periodo invernale. Per un occhio esperto, come quello di Giovanni Licari, “tecnico degli alberi”, quegli scheletri nudi raccontano una storia di sofferenza e di errori spesso evitabili. Storie che vediamo ogni giorno nelle nostre città: alberi maestosi imprigionati in spazi minuscoli, costretti a soffrire potature ripetute e traumatiche; piccoli arbusti sperduti in grandi piazze; giovani piante mutilate senza ragione, vittime di mode o cattive abitudini – spacciate per cure colturali.
“Sono errori prevedibili, pagati a caro prezzo dalle piante e, in definitiva, dai cittadini”, spiega Licari. Ma chi è il colpevole? Secondo le sue ricerche, non c’è un solo responsabile, ma un intreccio di cause storiche urbanistiche e culturali: la scelta progettuale delle piante approssimativa, approcci approssimativi nella progettazione, linee guida normative inconsistenti e poco chiare, una cultura della gestione del verde spesso basata più sulle suggestioni estetiche che sulla conoscienza dell’economia ambientale delle piante.
La comunità scientifica internazionale, dalle Nazioni Unite (MEA/2005 all’Europa (URGE/2006), da anni cerca modi per ottimizzare la gestione del verde urbano, riconoscendone l’enorme valore ambientale ed economico. Tuttavia, un nodo cruciale resta irrisolto: mancano dati tecnici semplici e confrontabili sulle principali caratteristiche biologiche e funzionali degli alberi. Quanti benefici produce un tiglio rispetto a una quercia? Quanto costa mantenerlo? Quale spazio gli serve davvero? Spesso si sceglie “a occhio”, basandosi su tradizioni o sul semplice aspetto.
La classifica delle caratteristiche arboree
Per superare questo stallo teorico, Giovanni Licari ha sviluppato un metodo tecnico e concettuale pratico chiamato “Classifica Biometrica Intelligibile”. In sostanza, è come creare un codice fiscale dell’albero, che serve sia per conoscere e classificare – con i valori alfabetici – le principali caratteristiche arboree che servono; per scegliere poi tecnicamente a priori l’albero migliore per ogni posto, in termini di costi e benefici unitari.
Questa scheda concettuale raccoglie 14 caratteristiche fondamentali: non solo l’altezza e la larghezza (dati già usati, ma spesso in modo vago), ma anche la forma della chioma, il tipo di tronco, la densità dei rami, la durata delle foglie, il periodo di fioritura e persino il ciclo di vita della specie.
A cosa serve il “codice”?
Con questi 14 dati in mano, chiunque – dal progettista al semplice cittadino – può fare scelte informate. Si può:
1) Scegliere l’albero con le principali caratteristiche biologiche e funzionali idonee per ogni posto, evitando di mettere una specie gigante in un’aiuola stretta.
2) Calcolare in anticipo sia i (6) principali costi di manutenzione sia la resa dei (30) benefici ambientali (ombra, assorbimento di CO2, habitat per la fauna) che quella specifica pianta offrirà.
3) Prevenire errori strategici che portano a potature eccessive, rischi di crollo o alberi malati.
4) Pretendere norme tecniche chiare per una gestione razionale delle risorse arboree che sono spesso sconosciute e disperse in danno alle piante e in beffa ambientale per i contribuenti.
In pratica, si passa dall’approssimazione attuale alla scelta tecnica consapevole dei costi/benefici della singola pianta, senza bisogno di essere esperti botanici. Un’idea così innovativa che il Ministero dell’Ambiente (MASE) l’ha selezionata per presentarla alla conferenza mondiale sul clima COP30 di Belem, lo scorso novembre.
Un tutorial per tutti
Licari, insieme all’ecologo Rafael da Silveira Bueno dell’Università di Palermo, vuole ora diffondere questo strumento. L’obiettivo è ambizioso: creare una banca dati degli “indici biometrici” di tutti gli alberi aperta e condivisa, a disposizione di amministrazioni, professionisti e semplici cittadini.
Per farlo, Licari mette a disposizione un tutorial gratuito in tre semplici passi: Conosci, Valuta, Scegli. Uno strumento user-friendly per imparare a classificare gli alberi e a valutare quale sia la scelta migliore per un viale, un parco o un giardino.
“È il mio dono di esperienza alle nuove generazioni”, conclude Licari. “Per dare a tutti le nozioni utili a chiedere e a progettare città più vivibili, con l’albero ottimale per ogni posto. Per smettere di commiserare il verde sofferente che vediamo in giro e iniziare a pretenderlo sano, bello e funzionale. Per il nostro benessere e per quello del pianeta”.
Quando la potatura uccide: il caso dei due platani
Secondo quanto sostiene Licari, generalmente la gente comune ignora la gravità delle conseguenze biologiche, economiche e ambientali che sono indotte nelle piante dalle potature errate o approssimative. In quanto c’è la credenza diffusa che: “le potature sono delle cure colturale necessarie alle piante da ripetere spesso”.
Inoltre questa infausta credenza viene alimentata dalle informazioni dei giardinieri mestieranti che sostengono l’utilità delle pote di capitozzatura sia per rinvigorire le piante sia per prevenire il crollo dell’albero e dei rami. Per smentire queste false convinzioni culturali si porta la testimonianza di due platani di circa 40 anni; di cui uno abbandonato a se stesso e l’altro urbano che si vede sistematicamente potato.
Dove nel primo a sinistra si vede l’integrità e l’armonia della struttura ramificata dell’albero mai potato; a destra si vedono le preoccupanti carie del tronco e delle branche del platano abitualmente capitozzato. Nella quale osservando le differenze del vigore vegetativo e del volume dell’albero mai potato di 30 q/li circa con quello urbano frequentemente potato di 6 q/li circa possiamo fare tutte le nostre brave comparazione: sugli effetti dell’efficienza ambientale di assorbire la CO2; sulla sicurezza statica della struttura arboree, i diversi costi gestionali delle due piante, ect.
In particolare del ciclo di vita dove si vede che l’albero non potato è nella ancora nella fase della prima maturità e quello urbano nella fase decadente. Tutte queste comparazioni tra le due piante campioni ci possono insegnare molto sia sull’intensità (in percentuale) dei tagli della chioma sia sulla frequenza delle potature necessarie alle piante.
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