L'evento
“La Sicilia ha conquistato Wine Paris”: l’assessore Sammartino celebra quarantuno cantine
La Sicilia ha lasciato un segno netto a Wine Paris 2026. Quarantuno cantine, scelte tra le più rappresentative dell’Isola, hanno occupato uno spazio espositivo vivace e costantemente frequentato fino alla chiusura di giovedì undici febbraio. Non si è trattato di una semplice vetrina commerciale. Il padiglione regionale ha funzionato da crocevia di relazioni: buyer stranieri, operatori del settore, rappresentanti istituzionali si sono incontrati intorno a calici che raccontavano territori, storie, scelte produttive.
L’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino ha commentato: “Guardiamo al futuro con determinazione. Continueremo a investire nella promozione internazionale, nell’enoturismo, nella formazione e nell’innovazione”. Il dato numerico è eloquente: rispetto all’edizione precedente le adesioni sono passate da venticinque a quarantuno. Un incremento del sessantaquattro per cento che misura con precisione il crescente interesse delle aziende per i mercati oltre confine. Ogni calice versato ha rafforzato la consapevolezza che il vino siciliano è ormai protagonista riconoscibile, portatore di un messaggio distintivo capace di attraversare frontiere senza perdere identità.
Oltre i confini dell’isola
Il successo parigino non è frutto del caso. Dietro vi è un disegno condiviso tra Regione Siciliana e Istituto regionale vini e oli, guidato dal commissario Giusy Mistretta. Le richieste di partecipazione hanno superato la disponibilità degli spazi assegnati. “Proprio per questo – ha annunciato Mistretta – abbiamo già avviato un’interlocuzione con l’organizzazione della fiera per acquisire nuovi spazi dedicati alla Sicilia nella prossima edizione, L’obiettivo non è soltanto logistico. Si tratta di costruire una presenza riconoscibile, coerente, capace di rappresentare la pluralità dei territori vitivinicoli siciliani senza frammentare il messaggio. Etna, Marsala, Vittoria, Menfi: anime diverse che a Parigi hanno parlato con un’unica voce. Questa compattezza è risultata evidente negli incontri fuori salone, organizzati con il supporto dell’Enit e della Federazione delle Strade del Vino. Qui il vino ha assunto una funzione narrativa. Ha creato ponti tra chi produce e chi distribuisce. Ha trasformato il prodotto in relazione viva, capace di generare connessioni durature tra operatori, buyer e stakeholders internazionali.
La sfida delle nuove generazioni
Le cantine presenti a Parigi hanno espresso con chiarezza le direttrici del proprio futuro. Occorre dialogare con i giovani utilizzando linguaggi diretti, privi di orpelli. Custodire il passato sì, ma declinandolo con strumenti contemporanei. La sostenibilità non è più un optional: è un parametro essenziale per chi acquista, soprattutto nelle fasce d’età più giovani. Le aziende lo sanno e lo applicano nei vigneti, nelle cantine, nelle scelte comunicative. Al tempo stesso emerge l’esigenza di affinare le peculiarità territoriali senza cedere alla tentazione dell’omologazione. Il marketing internazionale richiede riconoscibilità, non uniformità. Wine Paris si conferma una piattaforma centrale per questo percorso. Non una meta, ma una tappa. Il vino siciliano sta maturando una consapevolezza nuova. Sa di essere eccellenza. Ora punta a diventare riferimento stabile sui mercati globali, ambasciatore di una terra che unisce storia, innovazione e passione senza compromessi.
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