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Indagine Assosementi
Italia leader europeo sementi ortive: 42.500 ettari coltivati. Puglia tra le regioni top

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Con 42.500 ettari destinati nel 2024 alla moltiplicazione di sementi ortive e aromatiche, l’Italia conferma la propria leadership europea nel settore. È quanto emerge dall’indagine annuale condotta da Assosementi tra le ditte che operano nel comparto delle colture ortive da seme, un segmento strategico dell’agricoltura italiana che coniuga alta specializzazione tecnica e valore economico elevato.

I dati confermano la solidità di un comparto che, nonostante le sfide legate al cambiamento climatico e alla concorrenza internazionale, riesce a mantenere una posizione di eccellenza a livello continentale, grazie a competenze agronomiche consolidate, condizioni pedoclimatiche favorevoli e una tradizione produttiva radicata in diverse regioni del Paese.

Dall’indagine emerge che la moltiplicazione delle sole sementi orticole ha interessato circa 14.950 ettari, mentre quelle delle colture aromatiche circa 27.547 ettari, in cui spicca ancora il coriandolo come principale specie coltivata.

La prevalenza delle colture aromatiche nelle superfici dedicate alla moltiplicazione sementiera riflette la crescente domanda internazionale di queste specie, utilizzate sia nell’industria alimentare che in quella cosmetica e farmaceutica. Il coriandolo, in particolare, beneficia di condizioni climatiche italiane particolarmente adatte e di una richiesta costante dai mercati esteri.

Le sementi orticole, pur occupando una superficie inferiore, rappresentano un segmento ad altissimo valore aggiunto, che richiede competenze tecniche specialistiche e un controllo qualitativo rigoroso lungo tutto il processo produttivo, dalla scelta dei campi alla raccolta e certificazione del prodotto finito.

Emilia-Romagna, Puglia, Marche e Molise si confermano le regioni leader nel panorama sementiero orticolo della moltiplicazione. Questi territori hanno saputo sviluppare nel tempo competenze specifiche, infrastrutture adeguate e reti di relazioni tra aziende sementiere, agricoltori moltiplicatori e centri di ricerca.

L’Emilia-Romagna mantiene tradizionalmente una posizione di vertice grazie alla presenza di numerose aziende sementiere di livello internazionale, a un tessuto agricolo altamente professionalizzato e a condizioni pedoclimatiche particolarmente favorevoli per molte specie ortive.

La Puglia, con il suo clima mediterraneo e la vocazione agricola storica, rappresenta un polo importante soprattutto per alcune colture specifiche che beneficiano delle temperature miti e della disponibilità di terreni adatti. La regione ha saputo valorizzare questa vocazione naturale sviluppando competenze tecniche di eccellenza.

Le Marche e il Molise completano il quadro delle regioni leader, confermando una distribuzione geografica che abbraccia diverse aree del Centro-Sud, ciascuna con le proprie specializzazioni colturali e punti di forza distintivi.

La moltiplicazione di sementi ortive e aromatiche rappresenta un segmento strategico per l’agricoltura italiana per diverse ragioni:

Alto valore aggiunto: il prodotto finale ha un valore economico molto superiore rispetto alle colture tradizionali, garantendo redditività interessanti per le aziende agricole coinvolte.

Competenze specialistiche: il settore richiede know-how tecnico elevato, contribuendo all’innovazione e alla professionalizzazione del comparto agricolo.

Posizione internazionale: l’Italia è riconosciuta a livello mondiale per la qualità delle sementi prodotte, con un export significativo verso mercati europei ed extraeuropei.

Sostenibilità: molte colture sementiere, se gestite correttamente, presentano un impatto ambientale contenuto e possono integrarsi positivamente nelle rotazioni colturali.

Nonostante i risultati positivi, il settore della moltiplicazione sementiera deve affrontare diverse sfide:

– Cambiamento climatico: le variazioni delle condizioni meteorologiche possono influenzare negativamente la produttività e la qualità delle sementi

– Disponibilità idrica: molte colture richiedono apporti irrigui significativi, una risorsa sempre più scarsa

– Concorrenza internazionale: Paesi extra-UE con costi di produzione inferiori rappresentano una minaccia competitiva

– Normative fitosanitarie: standard sempre più stringenti aumentano i costi di produzione

– Ricambio generazionale: la necessità di attrarre giovani agricoltori in un settore altamente specializzato

 

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