200 città nel mondo, 1 in Sicilia: Acireale accoglie la maratona del videogioco studentesco
Dal 28 febbraio al 1° marzo, Acireale entra nella mappa mondiale della programmazione giovanile. Sarà l’unica sede siciliana di Campfire, la più grande maratona di sviluppo videoludico al mondo riservata a studenti delle scuole medie e superiori, organizzata in contemporanea in oltre duecento città su sei continenti sotto l’egida di Hack Club, organizzazione no-profit statunitense fondata nel 2015.
Non si tratta di una partecipazione simbolica. La sede prescelta è il Living Lab delle Aci di via San Giovanni Nepomuceno, struttura del GAL Terre di Aci già collaudata come incubatore di formazione e innovazione territoriale. La formula è quella consolidata della cosiddetta game jam: alla cerimonia inaugurale viene annunciato un tema comune a tutte le sedi del mondo; i partecipanti si suddividono in squadre, progettano e realizzano un videogioco nell’arco di due giorni, servendosi di lavagne interattive per visualizzare idee e articolare soluzioni. Il risultato atteso non è soltanto un prototipo funzionante. Chi organizza l’evento è esplicito su questo punto: la maratona allena il lavoro collettivo, la pazienza, la costanza, la capacità di ascolto. La programmazione, in questo contesto, è il mezzo. Non il fine.
Il talento locale che ha mosso tutto
Il merito dell’approdo acese è di Riccardo Cavallaro, studente di sedici anni. Un anno e mezzo fa ha incrociato Hack Club attraverso i canali digitali, ha cominciato a lavorare a progetti personali dentro la comunità globale dell’organizzazione, ha costruito reputazione sufficiente da organizzare eventi autonomi in rete. Poi ha fatto il passo successivo: portare l’evento nella sua città. «Appena ho avuto l’opportunità, ho deciso di organizzare un evento satellite nella mia città locale», ha dichiarato Cavallaro. L’approvazione è arrivata direttamente dal responsabile europeo di Hack Club. Non era scontata.
La catena istituzionale che ne è seguita merita attenzione. Cavallaro si è rivolto al Comune, che lo ha indirizzato al GAL Terre di Aci. Il GAL ha risposto mettendo a disposizione i locali del Living Lab senza indugi. Una filiera corta, per una volta efficiente: un privato cittadino minorenne con un’idea chiara, un ente intermedio con spazi idonei e la disponibilità a usarli.
Una no-profit americana con quarantacinquemila ragazzi
Hack Club non è una realtà di nicchia. Fondata negli Stati Uniti nel 2015, conta oggi oltre quarantacinquemila adolescenti affiliati in tutto il mondo, organizzati in una rete di club scolastici e comunità digitali. La missione dichiarata è rendere l’informatica accessibile, indipendentemente dalla provenienza geografica o dal reddito familiare. Nel tempo ha ottenuto il sostegno di grandi gruppi del comparto tecnologico e ha inanellato eventi di rilievo in Europa, Asia e nelle Americhe.
Campfire è il suo appuntamento più visibile: una maratona distribuita, sincronizzata, capace di mettere in comunicazione in tempo reale ragazzi di contesti radicalmente diversi. La scelta di Acireale come unica sede siciliana non è casuale, ma non è neppure il frutto di una strategia calata dall’alto. È il risultato diretto di un’iniziativa individuale. Questo, forse, è il dato più significativo dell’intera vicenda.
Il Living Lab delle Aci, già sede di laboratori formativi e progetti di auto imprenditorialità giovanile, si conferma così strumento attivo di sviluppo del territorio. Il GAL Terre di Aci, che ne ha promosso la realizzazione negli anni scorsi, punta dichiaratamente a consolidare questa funzione: intercettare talenti locali, fornire infrastruttura, moltiplicare le occasioni di confronto con reti sovra locali. Il fine settimana del 28 febbraio sarà un test concreto di questa ambizione.