Terrà

Innovazione verde
Dalla natura all’ingegneria: nasce la prima pianta bioibrida in Italia

Condividi:

Scienziati della Libera Università di Bolzano hanno creato la prima pianta bioibrida in Italia, un organismo vegetale integrato con nanoparticelle artificiali. Questa innovazione assorbe più luce solare, cattura maggiore anidride carbonica e produce ossigeno extra, aprendo vie a energia verde e agricoltura sostenibile. Lo studio, frutto di collaborazioni internazionali, segna un passo verso tecnologie ibride tra natura e ingegneria.

La pianta bioibrida rappresenta un ibrido tra elementi biologici e componenti tecnologiche. Nel caso dello studio bolzanino, ricercatori hanno utilizzato Arabidopsis thaliana, pianta modello per la ricerca vegetale, integrandola con nanoparticelle di poli(3-esiltiofene), noto come P3HT. Questo polimero organico, a base di carbonio, è fotosensibile e agisce come antenna aggiuntiva per catturare luce solare con efficienza superiore.

Manuela Ciocca, ricercatrice in fisica sperimentale alla Libera Università di Bolzano e ideatrice del progetto, spiega: “Le nanoparticelle funzionano come antenne luminose extra. Permettono alla pianta di assorbire uno spettro luminoso più ampio, inclusa la luce verde che normalmente le piante sfruttano poco”. Assorbite dalle radici, queste particelle – grandi appena un cinquecentesimo di un capello umano – raggiungono le foglie senza danneggiare l’organismo.

Nanoparticelle biocompatibili migliorano la crescita

I test dimostrano che le piante trattate crescono più rapidamente: radici quasi doppie rispetto ai campioni non modificati, maggiore accumulo di biomassa. La fotosintesi potenziata porta a un assorbimento superiore di CO₂ dall’atmosfera e a una produzione accresciuta di ossigeno. “Non alteriamo il DNA della pianta”, precisa Ciocca. “Si tratta di un potenziamento reversibile e naturale”.

Le applicazioni potenziali sono ampie. In agricoltura, queste piante ibride potrebbero aumentare la resa delle colture in modo sostenibile, riducendo l’uso di fertilizzanti chimici. Nel settore energetico, fungono da complementi o alternative a pannelli solari e fotobioreattori. “Possono produrre biomassa verde e contribuire a sistemi energetici rinnovabili”, aggiunge la ricercatrice.

Lo studio segna un primato: è il primo caso di pianta bioibrida generata in vivo, con nanoparticelle inserite direttamente nell’organismo intero, non solo in parti isolate come foglie o radici. Precedenti ricerche si limitavano a interfacce parziali, mentre qui l’integrazione è completa e funzionale.

Collaborazioni internazionali per un’innovazione pionieristica

Il lavoro è stato condotto dal Sensing Technologies Lab dell’Università di Bolzano, diretto dalla professoressa Luisa Petti. Hanno collaborato la Facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari, il Centro di Competenza per la Salute delle Piante e il gruppo PRIME, dedicato a materiali stampabili per optoelettronica sostenibile.

Partner esterni includono Fondazione Bruno Kessler, Eurac Research, Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco, Istituto dei Materiali per l’Elettronica e il Magnetismo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ed Elettra Sincrotrone Trieste. Questa rete multidisciplinare ha unito competenze in fisica, biologia vegetale e ingegneria dei materiali.

Quando si pensa a tecnologie verdi, immaginiamo pannelli solari o veicoli elettrici. Ma le piante bioibride ribaltano il paradigma: la natura stessa diventa strumento tecnologico. “Apriamo porte a organismi vegetali con proprietà migliorate, senza modifiche genetiche”, sottolinea Ciocca. Il potenziale va dalla cattura atmosferica di CO₂ alla bioenergia, contribuendo a contrastare il cambiamento climatico.

Prospettive future per agricoltura e energia sostenibili

I ricercatori prevedono sviluppi rapidi. Queste piante potrebbero integrarsi in serre intelligenti o sistemi urbani per purificare l’aria. In ambito energetico, potrebbero generare elettricità attraverso processi bioibridi, riducendo dipendenza da fonti fossili.

Lo studio, pubblicato recentemente, invita a ripensare il ruolo delle piante nella transizione ecologica. Non più solo elementi passivi dell’ambiente, ma attori attivi in soluzioni innovative. Bolzano si conferma polo di eccellenza nella ricerca applicata, dove scienza e sostenibilità si fondono.

Mentre il mondo cerca vie per decarbonizzare, questa innovazione italiana offre un modello scalabile. Le piante bioibride, biocompatibili e efficienti, potrebbero rivoluzionare settori chiave. Resta da monitorare l’impatto a lungo termine, ma i primi risultati promettono un futuro più verde.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Vuoi ricevere gli aggiornamenti di Terrà per email?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Condividi:
HTML Snippets Powered By : XYZScripts.com