Terrà

L’analisi Ismea
Consumo di suolo fuori controllo: il Sud guida la perdita di terreni agricoli, via altri 1.350 ettari

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Il consumo di suolo continua a ridisegnare il territorio italiano, con effetti rilevanti sull’agricoltura, sull’equilibrio ambientale e sulla sicurezza idrogeologica. A lanciare l’allarme è il Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), realizzato con il contributo di ISMEA, che fotografa una situazione in peggioramento nel 2024, soprattutto nel Mezzogiorno.

Secondo i dati ufficiali, nel corso dell’ultimo anno sono stati convertiti in aree artificiali quasi 8.400 ettari di suolo, con un aumento del 15,6% rispetto al 2023. Una trasformazione che, sebbene in larga parte reversibile, incide in modo strutturale sulla funzionalità dei territori, riducendo la capacità dei suoli di assorbire acqua, mitigare eventi estremi e sostenere le produzioni agricole.

Il Sud Italia si conferma tra le aree più esposte al fenomeno, con una quota pari al 22% del consumo di suolo agricolo nazionale. Nel periodo 2023-2024, nelle regioni meridionali sono stati trasformati 1.354 ettari di terreni agricoli, di cui 112 ettari in modo permanente e 1.242 ettari in forma reversibile.

Un dato che colloca il Sud subito dopo il Nord-Est (25%), ma con un impatto particolarmente critico se rapportato alla fragilità strutturale di molte aree rurali meridionali, già segnate da spopolamento, dissesto idrogeologico e ridotta redditività agricola.

La prevalenza di trasformazioni reversibili – cantieri temporanei, piazzali, infrastrutture provvisorie – non attenua la gravità del fenomeno: anche il consumo “temporaneo” compromette la fertilità dei suoli e ne riduce la produttività, spesso con tempi di recupero lunghi e incerti.

Il 72% del consumo riguarda terreni agricoli

L’analisi ISMEA evidenzia che circa il 72% delle nuove superfici artificiali interessa suoli agricoli, confermando come le aree rurali siano il principale bacino di espansione per nuovi insediamenti e infrastrutture.

Nel biennio 2023-2024 il consumo di suolo agricolo ha superato i 6.000 ettari, pari allo 0,05% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) nazionale. Di questi:

– 5.195 ettari (86%) sono stati interessati da trasformazioni reversibili

– 826 ettari hanno subito un consumo permanente, legato a nuove edificazioni

Le superfici più colpite appartengono alle classi colturali dei seminativi e dei prati-pascoli, aree pianeggianti e facilmente accessibili, spesso prive di investimenti agrari strutturali e quindi più vulnerabili alla conversione.

Il consumo di suolo non è solo una questione ambientale. Nel solo 2024, la perdita di valore fondiario agricolo è stimata in circa 21 milioni di euro, un danno diretto al patrimonio produttivo nazionale e alla competitività delle imprese agricole.

Nel Mezzogiorno, dove l’agricoltura rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale, questa perdita assume un peso ancora maggiore, incidendo sulla capacità delle aziende di investire, innovare e garantire continuità produttiva.

In questo contesto si rafforza il ruolo dell’Osservatorio fondiario ISMEA, pensato per monitorare la disponibilità di suoli agricoli e favorirne l’accesso, in particolare per i giovani agricoltori. Uno strumento strategico per contrastare l’abbandono, il degrado e l’eccessiva pressione insediativa.

Un segnale in questa direzione arriva anche dal disegno di legge “Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo” (collegato agricolo alla legge di bilancio 2026), che prevede il recupero di oltre 8.000 ettari di terreni agricoli abbandonati. Un intervento che punta a rafforzare le filiere locali, tutelare le aree interne e ridurre il rischio idrogeologico, soprattutto nel Sud e nelle zone rurali più fragili.

Il contrasto al consumo di suolo emerge sempre più come una priorità strategica per l’agricoltura italiana. Integrare infrastrutture, impianti energetici e sviluppo territoriale con la tutela dei suoli agricoli richiede politiche mirate, strumenti di monitoraggio avanzati e una visione di lungo periodo.

Per il Mezzogiorno, in particolare, la salvaguardia del suolo agricolo rappresenta una leva fondamentale per sostenere reddito, occupazione e resilienza ambientale. Difendere la terra oggi significa investire sul futuro delle comunità rurali, sulla sicurezza alimentare e sulla competitività dell’agroalimentare italiano.

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