Terrà

Vinitaly 2026
Sicilia-Veneto: l’asse del vino che sfida le turbolenze globali

Condividi:

La Sicilia apre il Vinitaly in prima fila. In mattinata, il taglio del nastro del Padiglione 2 ha sancito, davanti a una platea di istituzioni e operatori del settore, un’alleanza che va oltre la semplice compresenza fieristica: quella tra l’Isola e il Veneto, le due regioni che si dividono la leadership nell’export vitivinicolo italiano. Un asse costruito su qualità, identità territoriale e una lettura condivisa delle sfide che i mercati internazionali stanno imponendo al made in Italy.

Alla cerimonia hanno partecipato Luca Sammartino, assessore per l’Agricoltura, lo Sviluppo Rurale e la Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, Giusi Mistretta e Vito Bentivegna, rispettivamente commissario straordinario e direttore generale dell’Istituto regionale del vino e dell’olio siciliano (IRVO), e Fulvio Bellomo, dirigente generale del Dipartimento Agricoltura della Regione Siciliana.

L’asse Nord-Sud come risposta geopolitica

Il messaggio politico è arrivato chiaro da Sammartino: “Sicilia e Veneto condividono la leadership nell’export della produzione primaria vitivinicola italiana. Sono due produzioni eroiche: raccontiamo quell’Italia che ce la fa, che riesce a mettere insieme saperi e sapori facendo redditività sul territorio. Da Nord a Sud del Paese uniamo modelli di gestione dei mercati esteri. In un momento storico complicato per la geopolitica, soltanto insieme possiamo superare le sfide”.

Alberto Stefani e Luca Sammartino nel corso della cerimonia del taglio del nastro

La parola “geopolitica” non è caduta per caso. Il comparto vitivinicolo italiano affronta da mesi pressioni tariffarie crescenti, in particolare sul mercato nordamericano, e una congiuntura internazionale che penalizza le esportazioni. La risposta che prende forma al Vinitaly è quella di una filiera che si presenta compatta, facendo del dialogo interregionale una leva competitiva piuttosto che un elemento di comunicazione istituzionale.

Stefani ha richiamato la storia commerciale della “Serenissima” per inquadrare la filosofia del partenariato: “Vogliamo garantire spazi di dialogo e confronto tra le realtà regionali. Questa è la storia di Venezia, fatta di scambi commerciali: intendiamo creare ponti tra realtà diverse. Queste due regioni sono strategiche anche per l’export vitivinicolo. Sappiamo che la congiuntura internazionale provoca rallentamenti, ma dove c’è qualità, identità, storia e tradizione abbiamo dimostrato di saper superare anche i problemi legati ai dazi”.

Da presenza a posizionamento

Federico Bricolo, dalla posizione privilegiata di chi guida la principale fiera del vino al mondo, ha certificato la traiettoria siciliana con un giudizio netto: “Il trend di crescita costante negli ultimi anni è dovuto a un’attività di promozione di altissimo livello.” Il presidente di Veronafiere ha citato esplicitamente il rapporto con il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, riconoscendo nella presenza al Vinitaly un investimento deliberato e strutturato da parte dell’istituzione regionale. “Tra le cantine presenti in questo padiglione ai massimi livelli c’è tanta soddisfazione”, ha aggiunto.

Il quadro che emerge dall’inaugurazione del Padiglione 2 è quello di una Sicilia che ha trasformato la sua partecipazione fieristica da presenza promozionale a posizionamento strategico. La crescita dell’export isolano non è più un dato isolato da rivendicare: diventa l’argomento con cui l’Isola siede al tavolo delle regioni che contano, costruisce alleanze e avanza una visione per il vino italiano nel mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Vuoi ricevere gli aggiornamenti di Terrà per email?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Condividi:
HTML Snippets Powered By : XYZScripts.com