Terrà

Il report
Sicilia, le Dop e Igp aspettano solo di essere raccontate: il turismo del gusto è la carta vincente ma ancora non decolla

Condividi:

Gli americani arrivano per primi, davanti ai tedeschi e ai francesi. Il pubblico internazionale del turismo DOP siciliano esiste già, è bilanciato, e quasi pareggia per numeri quello italiano. Il dato, contenuto nel 2° Rapporto Turismo DOP di Fondazione Qualivita, è al tempo stesso incoraggiante e provocatorio: se i visitatori ci sono, e vengono da mercati ad alto potere di spesa, perché il settore “è ancora tutto da sviluppare?” La risposta, nelle pieghe del rapporto, è più sistemica che geografica.

Un patrimonio che non si mette in rete

La Sicilia del 2025 conta 38 attività di Turismo DOP — cinque in più rispetto all’anno precedente — distribuite su una filiera che include 42 prodotti a indicazione geografica, 21 Consorzi di tutela riconosciuti e una “DOP Economy” certificata a 58,1 milioni di euro. I numeri, presi singolarmente, hanno un loro peso. Il problema è che restano singoli. Manca il filo che li lega in un’offerta coerente, riconoscibile, fruibile tutto l’anno.

Il rapporto, realizzato in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del ministero dell’Agricoltura, fotografa un sistema che dispone di asset eccezionali ma non riesce ancora a trasformarli in prodotto turistico strutturato. Cinque siti Unesco direttamente connessi all’agricoltura e all’alimentazione, un vulcano che produce vino e pistacchi riconosciuti in ogni mercato del mondo, isole dove la vite ad alberello è patrimonio immateriale dell’umanità: tutto questo esiste, è certificato, è conosciuto all’estero. Quello che manca è la regia.

Etna, Eolie e Pantelleria: tre assi da giocare

Il cuore produttivo del sistema siciliano ruota attorno a tre grandi poli territoriali. Il primo è l’Etna, che da solo genera 8 attività di Turismo DOP — il dato più alto dell’isola — grazie a una costellazione di prodotti che include l’Etna DOP, il Pistacchio Verde di Bronte DOP e il Ficodindia dell’Etna DOP. Patrimonio Unesco dal 2013, il vulcano è già una destinazione consolidata: resta da capire quanto il sistema DOP riesca a intercettare i flussi che vi convergono, e non solo a registrarli.

Il secondo polo è Pantelleria, con 5 attività censite, dove il Passito DOP e il Cappero IGP convivono con un riconoscimento Unesco — la “Coltivazione della vite ad alberello”, dichiarata Patrimonio Immateriale nel 2014 — che è di per sé un attrattore narrativo potente. Il terzo è l’arcipelago delle Eolie, dove la Malvasia delle Lipari DOP e il Cappero delle Isole Eolie DOP rappresentano due espressioni di una viticoltura eroica che il mercato internazionale apprezza e cerca. Tre territori, tre storie, tre brand potenziali. Ancora troppo poco coordinati tra loro.

L’infrastruttura che manca

Il rapporto individua nelle infrastrutture turistiche permanenti il nodo più critico. Con 14 realtà censite tra “Strade” e “Musei”, la Sicilia dispone di una base, ma insufficiente rispetto all’ampiezza del patrimonio da valorizzare. Gli 829 agriturismi dell’isola — di cui il 22,2% legato a prodotti DOP e IGP — sono una risorsa reale, ma sparsa e spesso priva di una narrativa comune capace di tenere insieme i pezzi.

Il confronto con le regioni di vertice è istruttivo. Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte dominano la classifica nazionale del Turismo DOP grazie a una combinazione precisa di fattori: filiere produttive consolidate, attrattività turistica diffusa e, soprattutto, Consorzi strutturati in grado di svolgere una funzione attiva di governance territoriale. In Sicilia i Consorzi ci sono — 21 riconosciuti su 29 — ma la loro capacità di fare sistema è ancora diseguale.

Formare chi racconta il prodotto

C’è poi il tema della formazione, che il rapporto segnala come prioritario. Non basta che il prodotto sia eccellente: serve che chi lo presenta — in un’azienda agricola, in un ristorante, in un museo del cibo, in un hotel — sia in grado di raccontarne il valore, il disciplinare, il legame con il territorio. Un turista americano che arriva a Bronte o a Pantelleria porta con sé aspettative alte e una disponibilità di spesa consistente.

Se trova un sistema di accoglienza che non sa valorizzare ciò che offre, il viaggio resta bello ma la fidelizzazione non scatta. Le 2 attività di formazione censite nel rapporto sono un punto di partenza, non un traguardo. La Sicilia ha bisogno di una rete di operatori — agricoltori, guide, ristoratori, albergatori — che parlino la stessa lingua quando si tratta di raccontare la DOP Economy dell’isola.

Sagre e festival: vivaci ma stagionali

Sul fronte degli eventi, il quadro è vivace ma concentrato. Gli 11 appuntamenti censiti — tra sagre, feste e festival dedicati a prodotti come l’Arancia Rossa di Sicilia IGP, il Pistacchio di Raffadali DOP con la “Fastuca Fest” o l’olio Monti Iblei DOP con “Frantoi Aperti” — dimostrano che il territorio ha voglia di raccontarsi. Il problema è la stagionalità: troppo compressi in poche settimane dell’anno, questi eventi non riescono a generare un flusso continuo né a costruire un’identità turistica percepibile in ogni periodo.

“Il turismo legato alle DOP non può limitarsi a eventi stagionali”, si legge nel rapporto. “Serve un’offerta continuativa, infrastrutture permanenti e una governance capace di coordinare i tanti attori in campo.” È una diagnosi condivisa dagli operatori del settore, ma che fatica a tradursi in progettualità stabile.

Il modello da imitare esiste già

Un segnale positivo arriva da fuori regione, ma è applicabile. Il rapporto cita l'”Alguer Wine Week”, evento promosso dal Consorzio di Tutela Vini di Alghero con la partecipazione di sette altri Consorzi del vino sardo: un esempio concreto di come la collaborazione tra soggetti diversi produca un’offerta più strutturata e una percezione di autenticità più forte nel visitatore. In Sicilia, la Strada del Vino Val di Noto viene indicata come caso virtuoso di itinerario integrato, che già oggi mette insieme città barocche, vini DOP e olio Monti Iblei DOP in un percorso permanente. Sono eccezioni, per ora. Ma dimostrano che il modello funziona quando c’è volontà di costruirlo.

A livello nazionale, il contesto è favorevole: le 667 attività di Turismo DOP censite nel 2025 segnano una crescita del 12% sull’anno precedente, i 292 eventi realizzati crescono del 26%, e il termine “Turismo DOP” è entrato nel vocabolario Treccani come uno dei lemmi più rappresentativi dei cambiamenti in corso nella società italiana. Il 76% dei visitatori riconosce il Consorzio come garante dell’autenticità del prodotto, il 64% dichiara di aver acquisito una maggiore comprensione delle caratteristiche del prodotto visitato. Il pubblico c’è. La domanda è formata. La Sicilia ha la materia prima. Quello che serve, adesso, è qualcuno che sappia usare la chiave.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Vuoi ricevere gli aggiornamenti di Terrà per email?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Condividi:
HTML Snippets Powered By : XYZScripts.com