Terrà

Il braccio di ferro
Riparto fondi Psr, si apre uno spiraglio. Scilla: “Bene la disponibilità del governo Draghi”

Si apre uno spiraglio sulla delicata questione dei criteri di riparto dei fondi del Piano di sviluppo rurale. In soldoni, parliamo di 140 milioni di euro che rischia di perdere la Sicilia e per i quali è in corso un braccio di ferro tra i governi regionale e nazionale. Un braccio di ferro che ha registrato un ulteriore passo avanti verso una soluzione. Protagonista, Toni Scilla, assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana che ha incontrato a Roma prima il sottosegretario, Francesco Battistoni e poi il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli.

“Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito che i criteri di riparto dei fondi del Psr per le annualità 2021/2022 non devono essere modificati – afferma Scilla -. Non si possono cambiare le regole del gioco durante la partita”. Tuttavia, l’assessore sottolinea che “dal 2023 abbiamo, come governo Musumeci, già dato la disponibilità a modificare complessivamente le attuali procedure”. Va ricordato che vincolati a questa trattativa ci sono due bandi, sui cui la Regione Siciliana ha già lavorato. Uno mette in palio 30 milioni di euro per l’igiene e il benessere degli animali e l’altro, 50 milioni di euro per il concetto di filiera. Scilla si ritiene “soddisfatto dall’esito degli incontri e apprezziamo la disponibilità a definire positivamente la delicatissima questione”. Un fatto è certo, per l’esponente del governo Musumeci, “non arretreremo nemmeno di un millimetro, per difendere gli interessi degli agricoltori siciliani”.

In questa battaglia, a fianco della Sicilia ci sono altre cinque Regioni: Umbria, Basilicata, Calabria, Campania e Puglia. Tutte all’unisono si schierano “a difesa” dei fondi europei per lo sviluppo rurale, esprimendo “ferma contrarietà” rispetto all’ipotesi di una revisione dei criteri di ripartizione, “disancorati dal parametro della storicità della spesa, come proposto dalle altre amministrazioni regionali con l’avallo del ministero delle Politiche agricole e Forestali”. Una posizione formalizzata in sede di conferenza Stato-Regioni, al tavolo della commissione Politiche agricole, dagli assessori all’Agricoltura delle aree in questione e che parlano di “scelte illogiche e perciò contestate aspramente”, evidenziando che “rappresentano il 60% delle aree italiane interessate dal Psr”.

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