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Premiato il territorio
Limone della Conca d’Oro inserito tra i Pat: tutela ministeriale per l’agrume simbolo del Palermitano

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C’è un nuovo nome nell’elenco ufficiale del Ministero dell’Agricoltura. Tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani compare, da oggi, il Limone della Conca d’Oro. Non è una semplice formalità. È la consacrazione istituzionale di un’intera civiltà contadina. Un frutto diventa l’emblema codificato di una storia secolare, di pratiche antiche, di un paesaggio modellato dall’uomo.

L’iscrizione certifica il metodo di coltivazione, la pratica consolidata da decenni, il legame indissolubile con un territorio preciso. È il risultato di un lavoro meticoloso di documentazione storica e tecnica. L’associazione costituita per la futura Igp ha presentato agli uffici romani il dossier. Ha dimostrato il rilievo produttivo e identitario della limonicoltura nel comprensorio tra Palermo e Cefalù.

Un traguardo che guarda al futuro

Il frutto giallo non è solo un prodotto della terra. È un simbolo. Ha segnato l’economia e la società di quell’area a partire dall’Ottocento. Ha generato reddito, sviluppo commerciale, un indotto diffuso. Oggi quell’eredità riceve un sigillo ufficiale. “È un risultato che premia l’impegno di chi custodisce questa tradizione”. Antonio Fricano, presidente del sodalizio, commenta così l’avvenimento. Sottolinea l’attenzione alla sostenibilità ambientale e alla tutela del paesaggio.

Ma l’inserimento tra i Pat non è un punto di arrivo. È una tappa strategica. Un viatico, come lo definisce Fricano, per obiettivi più ambiziosi. Il primo è il riconoscimento europeo dell’Igp. Il secondo è l’istituzione di un Presidio Slow Food dedicato al Limone della Piana di Bagheria. Iter già avviati.

Il valore di un marchio collettivo

Il riconoscimento ministeriale non è un mero adempimento burocratico. Trasmette un messaggio preciso. La tradizione agricola siciliana è una risorsa viva. Può trasformarsi in valore economico tangibile, in identità territoriale riconoscibile, in sviluppo sostenibile. È la prova che la qualità legata al luogo di origine ha un valore anche istituzionale. Che la storia di un frutto può diventare patrimonio collettivo.

La nuova classificazione protegge il nome e le pratiche. Offre una leva commerciale. Definisce i confini, non solo geografici, di un’eccellenza. In un mercato globale, è un atto di difesa necessario. Asciutto, privo di retorica. Un fatto.

Geografia di una coltura identitaria

L’area di produzione è un corridoio lungo la costa tirrenica della provincia palermitana. Undici comuni sono coinvolti. Da Palermo e Bagheria, cuore storico della limonicoltura, si sale verso Cefalù. Passando per Termini Imerese, Casteldaccia, Santa Flavia. Fino ad Altavilla Milicia, Trabia, Campofelice di Roccella e Lascari. Un distretto agricolo omogeneo, unito da pratiche colturali comuni e da un microclima favorevole. La Conca d’Oro, con la sua fertile piana, ne è il centro propulsivo.

Il limone che qui cresce possiede tutti i requisiti richiesti dalla norma. Metodi di lavorazione tradizionali, tramandati. Pratiche consolidate da oltre venticinque anni. Un legame profondo, quasi simbiotico, con il territorio. Il nuovo status non cambierà il sapore del frutto. Né le tecniche di chi lo coltiva. Ma ne rafforza la percezione. Ne tramanda la memoria. È un riconoscimento che guarda al passato per garantire un futuro.

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