Terrà

La ricerca
Il futuro del settore agroalimentare passa attraverso il trattamento atomico dei prodotti agricoli

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L’Enea ha validato l’irraggiamento gamma come soluzione tecnologicamente matura per la stabilizzazione microbiologica del grano. I test condotti presso il Centro Ricerche Casaccia su campioni di frumento duro e tenero confermano l’efficacia del trattamento nel preservare l’integrità nutrizionale del prodotto, estendendone la conservazione senza rischi di radioattività indotta.

Si tratta di un paradigma di sostenibilità che, pur essendo già standard globale in cinquanta nazioni per oltre cinquanta categorie alimentari, attende ancora in Italia una piena applicazione industriale oltre la nicchia dei prodotti ortofrutticoli e delle spezie.

La validazione scientifica del metodo

I risultati della ricerca, apparsi sulla testata scientifica “Polysaccharides”, sanciscono il potenziale del trattamento gamma per l’industria molitoria. Le sperimentazioni si sono concentrate nella facility Calliope del Dipartimento Nucleare, operando su quattro varietà di frumento nostrano: una di grano duro e tre di tenero, selezionate tra agricoltura convenzionale, biologica e integrata.

La sorgente di Cobalto-60 ha permesso di verificare la tenuta strutturale del cereale, garantendo una sanificazione profonda che non compromette la qualità delle farine. L’obiettivo è fornire uno strumento di difesa contro i principali agenti di deterioramento, rendendo la filiera meno vulnerabile alle fluttuazioni dei mercati e alle criticità logistiche della conservazione a lungo termine.

Campioni di grano tenero (riquadro rosa) e di grano duro (riquadro azzurro) prima ( 0 kGy) e dopo i test di irraggiamento gamma (1/5) (foto media.enea.it)

Vantaggi energetici e assenza di scorie

A differenza dei protocolli di essiccazione o disinfestazione termica, l’irraggiamento opera a temperatura ambiente. Questo evita lo stress termico dei chicchi e riduce drasticamente il fabbisogno energetico degli impianti. La tecnologia a raggi gamma si distingue per la capacità di processare volumi massivi in un unico lotto, eliminando alla radice la produzione di scarti o residui chimici.

È un processo pulito: i fotoni attraversano la materia distruggendo il DNA dei contaminanti senza lasciare traccia. Contrariamente ai timori diffusi da una retorica antiscientifica, la tecnica non induce alcuna radioattività nei cibi, limitandosi a rallentare i processi enzimatici di maturazione e il naturale decadimento organico del prodotto stoccato.

Standard globali e barriere domestiche

Il panorama internazionale vede già un consolidamento diffuso della tecnica. Circa cinquanta nazioni utilizzano abitualmente l’irraggiamento per proteggere carni, pesci, spezie e prodotti deperibili, sotto l’egida di organizzazioni quali FAO, OMS e IAEA. L’efficacia è provata nell’eradicazione di microrganismi critici per la salute pubblica, tra cui “Escherichia coli”, “Salmonella” e “Listeria”, oltre a funghi e insetti infestanti. In Italia, tuttavia, la diffusione resta limitata a ambiti ristretti.

Attualmente, la legislazione nazionale ne circoscrive l’uso principale al trattamento anti-germinativo per tuberi e bulbi — patate, aglio, cipolle — e alla bonifica di erbe aromatiche essiccate. Il successo dei test ENEA potrebbe ora aprire la strada a un aggiornamento normativo e industriale.

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