Terrà

Duecento anni di silenzio: l’Abruzzo custodisce il primo bosco vetusto nazionale

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Centosessantanove ettari di abetine nell’entroterra abruzzese. Circa due secoli senza tagli, potature, né interventi di alcun genere. È questo il profilo del primo bosco vetusto ufficialmente iscritto nella Rete Nazionale istituita dal ministero dell’Agricoltura: un’area nel comune di Rosello, provincia di Chieti, che ha attraversato indenne generazioni di forestazione intensiva e ora ottiene il riconoscimento formale della propria eccezionalità.

Architettura biologica

L’iscrizione non è avvenuta per via amministrativa ordinaria. Il sito ha superato un iter di validazione scientifica che ne ha accertato i requisiti di eccellenza fissati dal decreto istitutivo: specie arboree autoctone e spontanee, presenza documentata da oltre sessant’anni senza interferenze, estensione minima di dieci ettari. Soprattutto, il bosco di Rosello mostra tutti gli stadi del ciclo vitale contemporaneamente: giovani piantine, alberi adulti, esemplari morti ancora in piedi e tronchi abbattuti sul terreno. Una stratificazione che non è disordine, ma architettura biologica: ogni fase della vita e della morte arborea crea microhabitat distinti, ospitali per flora e fauna specializzate.

Il provvedimento ministeriale non si limita a certificare lo stato di fatto. Fissa un perimetro di protezione rigido. Nell’area sono vietate le attività di disturbo, prelievo e manipolazione dell’ecosistema: esclusi l’uso di droni, le operazioni di gestione e modifica del soprasuolo, qualunque forma di intervento che possa alterare la traiettoria naturale del sistema. La logica è coerente con la filosofia dei boschi vetusti: il valore di questi luoghi risiede precisamente nella loro autonomia. Qualunque correzione umana, anche se tecnicamente neutrale, ne comprometterebbe l’integrità scientifica e simbolica.

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