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Il report
Agrumi travolti dallo scirocco, castagno piegato dal caldo, ma c’è il millefiori che salva la stagione: ecco il 2025 del miele siciliano

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La stagione apistica 2025 in Sicilia è stata un mosaico complesso, fatto di promesse iniziali, improvvisi rovesci climatici e una resilienza che continua a caratterizzare il lavoro degli apicoltori dell’isola. Il nuovo report dell’Osservatorio Nazionale Miele restituisce un quadro che non sorprende chi vive quotidianamente il territorio, ma che ne conferma con precisione le fragilità e le potenzialità.

Il primo dato che emerge è la persistente vulnerabilità delle produzioni primaverili, soprattutto degli agrumi, storicamente il fiore all’occhiello dell’apicoltura siciliana. Il documento parla chiaro: “La produzione di miele di agrumi nel Palermitano è stata compromessa dal tempo instabile e dai venti di scirocco carichi di polveri”. Una frase che da sola racconta settimane di lavoro vanificato da condizioni atmosferiche che hanno impedito alle bottinatrici di operare con continuità.

Eppure, come spesso accade in Sicilia, il quadro non è uniforme. Il report segnala che la situazione è stata “più favorevole nelle province di Catania, Siracusa e Agrigento”, dove alcune aziende hanno salvato la stagione grazie a microclimi più stabili e a una gestione tempestiva degli spostamenti. Ma il bilancio complessivo resta severo: “Nel complesso il bilancio regionale è stato scarso con rispondenza alla denominazione incerta per la sovrapposizione di altre fioriture come il cardo”. Un dettaglio che pesa: la resa media regionale dell’agrumi si ferma a 9,7 kg/alveare, ben sotto la media nazionale.

Se gli agrumi hanno sofferto, la sulla ha offerto un respiro, pur senza entusiasmare come in altre regioni del Sud. Il report parla di “un’annata discreta per il miele di sulla, sebbene meno soddisfacente rispetto a quanto osservato in altre regioni”. Le performance migliori arrivano dalla Sicilia occidentale, dove gli apiari stanziali o posizionati con anticipo hanno beneficiato di una fioritura più lunga. La resa media, 17,8 kg/alveare, resta comunque lontana dai valori nazionali.

L’estate, invece, ha presentato il conto. Il castagno, già di per sé marginale nell’economia apistica siciliana, è stato colpito in pieno dall’ondata di caldo precoce: “I raccolti di miele di castagno… sono stati influenzati negativamente dall’innalzamento delle temperature di giugno”. Il risultato è una resa di 10,1 kg/alveare, che conferma la difficoltà delle produzioni estive in un’isola sempre più esposta alla siccità.

Tra i mieli minori, il cardo si distingue come una delle poche note positive: “Raccolti interessanti di miele di cardo in Calabria, Sicilia e Sardegna”. Una fioritura generosa che, paradossalmente, ha complicato la purezza del miele di agrumi, sovrapponendosi nei tempi e nei territori. Molto diversa la situazione dell’eucalipto, che il report definisce senza mezzi termini: “Male anche in Sicilia e Basilicata, nonostante una fioritura promettente”. Gli effetti della siccità dell’anno precedente hanno inciso in profondità, riducendo la disponibilità nettarifera.

C’è però un segmento che sorprende positivamente: il millefiori primaverile. Qui la Sicilia si allinea alle regioni meridionali più performanti: “I risultati migliori sono stati registrati soprattutto nelle regioni meridionali… nonché nelle Isole maggiori, Sicilia e Sardegna”. La continuità delle fioriture spontanee, favorita da un avvio di stagione più mite, ha permesso raccolti buoni o addirittura ottimi in diversi areali.

Eppure, nonostante queste luci, il report non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: “Anche le Isole, Sicilia e Sardegna, restano sotto la media nazionale… penalizzate dalle siccità i cui effetti non si limitano ad una singola stagione ma si ripercuotono nel tempo”. Un monito che pesa, soprattutto se si considera che la Sicilia è tra le regioni con il maggior numero di alveari, ma si ferma a circa 2.031 tonnellate di produzione complessiva, solo quinta a livello nazionale.

Il 2025, insomma, racconta una Sicilia che resiste. Una Sicilia che continua a produrre miele di qualità, ma che deve fare i conti con un clima sempre più imprevedibile e con un mercato che non premia abbastanza la fatica di chi lavora sul campo. Eppure, proprio nelle pieghe di questa complessità, emerge la forza di un settore che non si arrende: capace di adattarsi, di spostarsi, di reinventarsi. Un settore che, come le api che lo animano, continua a cercare fioriture anche quando il vento soffia contro.

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