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Imprese agroalimentari
Agrisolare, il modello che convince Bruxelles: terzo bando da 800 milioni

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Con la pubblicazione dell’ultimo bando Agrisolare da ottocento milioni, la dotazione complessiva del programma supera i tre miliardi e centocinquanta milioni: una cifra che, tre anni fa, nessuno avrebbe immaginato possibile per un intervento destinato ai tetti delle stalle e delle cantine italiane. Le imprese del settore primario e della trasformazione agricola potranno presentare i propri progetti fino alle dodici del 9 aprile 2026. Il contributo a fondo perduto copre l’80% dei costi su tutto il territorio nazionale, senza distinzione di zona geografica.

Il meccanismo è semplice nella concezione, ambizioso nei numeri. Si installano pannelli fotovoltaici sui fabbricati rurali già esistenti — stalle, magazzini, cantine, serre — evitando di occupare suolo coltivabile. Una scelta che non è solo estetica o ideologica: se gli stessi impianti fossero stati posati a terra, avrebbero richiesto tremila ettari di superficie agricola. Invece quella terra resta disponibile per produrre cibo.

Il percorso: da 1,5 a 3,15 miliardi

La storia di Agrisolare è, in primo luogo, la storia di un successo inatteso. La dotazione originaria era di un miliardo e mezzo di euro, cifra già considerevole. Dopo la prima rimodulazione, la Commissione europea ha portato lo stanziamento a 2,3 miliardi. Ora arriva il terzo intervento: altri ottocento milioni, per un totale che sfiora il triplo dell’impostazione iniziale. Non è prassi ordinaria, a Bruxelles, finanziare a più riprese la stessa misura nazionale. Significa che i risultati erano verificabili, i controlli in ordine, la spesa rendicontabile.

Con i 2,35 miliardi già impegnati sono stati finanziati oltre ventitremila progetti. Il dato più rilevante, però, riguarda la potenza installata: l’obiettivo originario era di 375 megawatt; si è chiuso a oltre 1.500 megawatt, quattro volte il target. Per l’agricoltura italiana questo equivale a un aumento del 47,7% della capacità da fonti rinnovabili rispetto a quella preesistente. I progetti già completati hanno già fatto crescere la capacità solare del 26 per cento.

Il Mezzogiorno guida la corsa

I numeri regionali raccontano una geografia precisa. Campania più 120%, Molise più 112%, Puglia più 76%: sono le cifre degli incrementi di capacità installata rispetto alla situazione precedente al programma. Il Sud, storicamente penalizzato sul piano industriale e infrastrutturale, ha risposto con una velocità di adozione superiore alla media nazionale. Le ragioni sono almeno due: l’irraggiamento solare è strutturalmente più elevato, rendendo gli impianti più convenienti sul piano economico; e la concentrazione di grandi aziende zootecniche e vitivinicole offre superfici di copertura significative.

Alla data odierna, oltre quindicimila imprese hanno già completato l’investimento, per una potenza complessiva installata di circa mille megawatt. Il nuovo bando, da ottocento milioni, punta a finanziare tra quattromila e seimila nuove aziende. Non si tratta di stime ottimistiche: sono proiezioni calibrate sulla spesa media per impianto registrata nei bandi precedenti.

Bolletta e sovranità energetica

C’è una dimensione meno visibile, ma forse più strutturale, di questa vicenda. Il settore agricolo e agroalimentare italiano è energivoro per definizione: celle frigorifere, impianti di irrigazione, linee di trasformazione, serre climatizzate. La bolletta energetica ha rappresentato, negli ultimi anni, una delle voci di costo più volatili e più difficili da gestire. Ogni kilowatt prodotto in proprio è un kilowatt sottratto al mercato dell’energia, con i suoi picchi e le sue instabilità.

Il fotovoltaico su tetto agricolo non è quindi solo una misura ambientale: è uno strumento di competitività. Un’impresa che abbatte del trenta o quaranta per cento i propri costi energetici migliora il margine operativo, può investire in qualità, regge meglio la concorrenza internazionale. La logica della misura, dunque, converge su due obiettivi che spesso si presentano come contrapposti — la transizione ecologica e la solidità economica delle imprese — e dimostra che la contraddizione non è necessaria. Il bando è aperto. Le domande si raccolgono per trenta giorni. I precedenti suggeriscono che non ne avanzeranno molte.

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