Terrà

La precisazione
Diga Castello: la gestione delle risorse idriche tra sicurezza e agricoltura

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In un periodo in cui la gestione dell’acqua è al centro del dibattito pubblico e delle preoccupazioni del comparto agricolo, il Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti ha diffuso una nota ufficiale per chiarire le procedure operative riguardanti la Diga Castello.

L’obiettivo è dissipare dubbi e preoccupazioni relativi al rilascio di acqua dall’invaso, spiegando nel dettaglio la gerarchia di utilizzo delle risorse eccedenti.

Sicurezza e riuso irriguo: le priorità

Contrariamente a quanto ipotizzato in alcune ricostruzioni recenti, il rilascio di acqua non costituisce uno spreco, ma è parte di una strategia coordinata che mette al primo posto il sostegno al settore primario. Quando si rende necessario attivare l’adduttore per motivi di sicurezza — ovvero per mantenere i livelli dell’invaso entro le soglie di guardia — il flusso viene canalizzato seguendo un ordine preciso:

1- Serbatoi irrigui: la priorità assoluta è il convogliamento dell’acqua verso i bacini di stoccaggio destinati all’agricoltura.

2- Laghetti artificiali: una volta saturati i serbatoi principali, le risorse vengono impiegate per il riempimento degli invasi minori e dei laghetti aziendali sparsi sul territorio.

3- Rilascio a mare: solo in ultima istanza, qualora la capacità di stoccaggio del sistema irriguo sia completamente esaurita, l’acqua residua in eccesso viene scaricata in mare.

Lo stesso Dipartimento ricorda che la diga Castello è un invaso destinato a uso irriguo, aggiungendo che le precipitazioni dell’ultimo mese hanno determinato un volume in ingresso al serbatoio di circa 12 milioni di metri cubi con il conseguimento della massima quota autorizzata dall’organo di vigilanza. Per ragioni di sicurezza, quindi, come previsto dal Documento di Protezione Civile, è stato avviato il rilascio in alveo di una parte molto modesta di acqua contenuta all’interno della diga, circa due metri cubi al secondo. Allo stesso tempo è stato attivato l’adduttore a valle dello sbarramento che sta consentendo il progressivo riempimento delle vasche e l’accumulo dell’acqua in eccesso, che servirà per scopi irrigui.

Il Dipartimento sottolinea, infine, come la quota di risorsa idrica che finisce effettivamente in mare rappresenti solo una minima parte del volume totale movimentato. Questa precisazione mira a rassicurare i produttori locali e le comunità del territorio: la Diga Castello continua a operare come un pilastro fondamentale per l’approvvigionamento idrico, con una gestione che privilegia il riutilizzo strategico rispetto alla dispersione.

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