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Il provvedimento
Vino, via libera dal parlamento Ue alle nuove regole: più fondi ed etichette chiare per i dealcolati

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Più fondi per i viticoltori, strumenti contro gli effetti del cambiamento climatico, regole chiare per l’etichettatura dei vini analcolici e a basso contenuto alcolico, oltre a un forte sostegno all’enoturismo e alle esportazioni.

È questo il cuore della nuova legislazione europea sul settore vitivinicolo, approvata in via definitiva questa mattina dal Parlamento europeo. Il provvedimento ha incassato una larghissima maggioranza, con 625 voti favorevoli, 15 contrari e 11 astensioni, segnando un passaggio chiave per uno dei comparti agricoli più strategici dell’Unione.

Uno dei punti centrali della riforma riguarda l’etichettatura dei vini dealcolati. Le nuove norme puntano a maggiore chiarezza per i consumatori e a regole uniformi per i produttori.

Il termine “analcolico”, accompagnato dall’indicazione “0,0%”, potrà essere utilizzato solo se la gradazione alcolica non supera lo 0,05% vol. I vini con una gradazione superiore allo 0,5% vol, ma ridotta di almeno il 30% rispetto allo standard della categoria di origine, dovranno invece essere etichettati come “a ridotto contenuto alcolico”.

Una distinzione che mira a evitare ambiguità e a tutelare sia i consumatori sia le aziende che investono in nuove tipologie di prodotto. La riforma rafforza anche gli strumenti di sostegno economico per i viticoltori colpiti da eventi meteorologici estremi, calamità naturali o fitopatie, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico.

Tra le novità: aiuti finanziari aggiuntivi in caso di emergenze; possibilità di utilizzare fondi UE per l’estirpazione delle vigne, ovvero la rimozione definitiva delle piante per stabilizzare la produzione; fissato al 25% il massimale del sostegno nazionale per distillazione del vino e vendemmia verde, rispetto ai fondi complessivi destinati al settore in ciascuno Stato membro.

Ampio spazio è dedicato anche allo sviluppo economico delle aree rurali. Le misure di promozione dei vini europei nei Paesi terzi e quelle legate all’enoturismo potranno beneficiare di un finanziamento UE fino al 60% delle spese sostenute.

Gli Stati membri potranno inoltre integrare gli aiuti:

– fino al 30% per le piccole e medie imprese;

– fino al 20% per le aziende di dimensioni maggiori.

Le attività finanziabili includono eventi, fiere, pubblicità, mostre, studi di settore e iniziative informative, con programmi di sostegno della durata di tre anni, rinnovabili fino a un massimo di nove anni.

Il vino siciliano: un pilastro da 2,5 miliardi

Con una produzione che nel 2024 ha sfiorato i 2,74 milioni di ettolitri – pari al 5,7% del totale nazionale – la Sicilia si conferma una delle regioni vitivinicole più rilevanti d’Italia. Ma oltre ai numeri, è il ruolo sistemico del comparto a raccontare la sua vera importanza: un motore economico, un presidio occupazionale e un elemento identitario capace di modellare paesaggi, culture e comunità.
Il valore economico diretto della filiera – dalla vigna alla cantina, fino alla commercializzazione – è stimato tra i 700 e i 900 milioni di euro annui. Tuttavia, è nell’analisi dell’indotto che emerge la reale portata del settore: logistica, packaging, distribuzione, ristorazione e, sempre più, enoturismo. Quest’ultimo, in forte crescita, trasforma cantine storiche e paesaggi viticoli in mete di esperienze autentiche, attrattive per viaggiatori italiani e internazionali. Sommati, questi fattori portano l’impatto complessivo sul PIL regionale a superare i 2,5 miliardi di euro ogni anno.
Il settore impiega stabilmente circa 20.000 addetti diretti (in termini di unità lavorative equivalenti a tempo pieno), una cifra che sale a 50.000 includendo gli effetti indiretti e indotti. Si tratta di professionalità eterogenee – agronomi, enologi, operatori logistici, guide turistiche – che alimentano non solo l’economia, ma anche la coesione sociale, soprattutto nelle aree interne e rurali dove alternative occupazionali sono spesso limitate.
Il futuro del comparto punta su tre direttrici: la qualità (con crescente attenzione a vitigni autoctoni come Nero d’Avola, Grillo e Catarratto), la sostenibilità ambientale (riduzione dell’impronta idrica, energie rinnovabili in cantina) e l’apertura ai mercati esteri. L’enoturismo, in particolare, rappresenta una leva strategica per raccontare la Sicilia oltre il calice, integrando vino, cultura, enogastrono

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