Terrà

Crisi idrica
Svolta nell’Agrigentino: una bretella e due dighe, priorità all’acqua per agricoltori

Ci potrebbero volere tre mesi per essere certi che l’acqua che in queste ore sta scorrendo dalla Diga Gammauta alla Diga Castello, attraverso la bretella San Carlo, riesca a coprire il fabbisogno dell’estate che è ormai alle porte, per permettere agli agricoltori di abbeverare i loro campi almeno due volte e alle famiglie di avere acqua potabile in casa. Il condizionale però è d’obbligo, perché da quando lunedì scorso la bretella che collega le due dighe è stata aperta, per ben due volte sono dovuti intervenire i tecnici del Consorzio di Bonifica per riparare le rotture degli sfiati e fare si che l’acqua tornasse a scorrere.

Ma perché questo travaso è così cruciale? L’estate è in arrivo e la siccità non può essere presa sottogamba. Siamo in provincia di Agrigento, territorio dell’Alto Sosio-Magazzolo, area in cui ricadono i Comuni di Caltabellotta, Burgio, Villafranca Sicula, Lucca Sicula, Calamonaci, Ribera, Cattolica Eraclea, Montallegro, Cianciana, Alessandria della Rocca, Bivona e S. Stefano Quisquina, aree in cui cresce l’Arancia di Ribera DOP, ma dove ci sono tantissimi altri prodotti unici al mondo, come ad esempio la Pesca di Bivona, le pere della varietà Coscia, e gli ulivi su cui crescono le varietà Biancolilla e Nocellare del Belice, per un indotto da oltre 100milioni di euro, senza considerare le produzioni che seguono da questi raccolti.

A lanciare il grido l’allarme sono stati i sindaci del comprensorio, con in testa Matteo Ruvolo, primo cittadino di Ribera, perché visto l’andamento delle piogge di questi mesi, quello che è certo è che la Diga Castello non potrà coprire il fabbisogno estivo. L’invaso ha infatti una capienza massima di oltre 9 milioni di metri cubi di acqua, di cui solo 5 al momento sono utilizzabili per uso potabile e irriguo, occorre dunque un’iniezione di oro blu. “Il territorio – spiega a Terrà il sindaco Ruvolo – sta vivendo una siccità senza precedenti. Se non avremo l’acqua per le due o tre irrigazioni estive che sono necessarie ogni anno, le piante andranno in sofferenza e questo si ribalterà su un’economia che per il 90% si basa sull’agricoltura”.

Matteo Ruvolo

Per questo i sindaci hanno prima scritto al prefetto di Agrigento, Filippo Romano, che hanno incontrato la seconda settimana di marzo, per lanciare insieme un SOS, che ha trovato subito risposta nella disposizione del Commissario all’emergenza idrica Dario Cartabellotta che, dopo un confronto anche con Enel Green Power, per la prima volta la priorità dell’acqua è passata agli agricoltori e ai cittadini, avviando il trasferimento della risorsa vitale dalla diga Gammauta alla Castello. L’acqua della Diga Gammauta, in base ad un accordo tra la Regione Siciliana ed Enel Green Power valido fino al 2028, viene utilizzata esclusivamente per alimentare le centrali idroelettriche di San Carlo e Poggiodiana, ma l’emergenzialità della situazione ha fatto rivedere temporaneamente le priorità.

“E’ solo una soluzione tampone – commenta il sindaco Ruvolo – perché quello che sta succedendo in questi giorni dovrebbe essere la normalità, per questo tutti noi sindaci abbiamo chiesto che il disciplinare di concessione all’Enel venga modificato in maniera tale che da novembre a marzo di ogni anno l’acqua possa essere utilizzata dagli agricoltori e dai siciliani per garantire la sopravvivenza di tutto il territorio. La legge Galli del resto dice che l’acqua deve servire, esattamente in questo ordine, umani, agricoltura e poi industria”.

Assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, Luca Sammartino

Intanto, in rappresentanza del governo regionale, il vicepresidente della Regione, Luca Sammartino, nei giorni scorsi ha incontrato a Roma il ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida per chiedere la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per la siccità. “La situazione senza precedenti che vive la nostra Regione necessita di interventi straordinari per la salvaguardia del sistema agricolo siciliano”.Tornando agli aspetti tecnici la bretella San Carlo è stata realizzata nel 2010 e da allora è stata utilizzata pochissime volte perché le piogge stagionali non l’avevano mai reso necessario.

Lunedì scorso è stata riaperta a seguito dell’autorizzazione dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, ma i tantissimi anni di inutilizzo hanno reso tutto complicato. “La prima rottura si è verificata quasi subito – conclude Ruvolo – la seconda giovedì mattina, cosa che ha richiesto un altro intervento di saldatura. Adesso dobbiamo sperare che non ci siano altri intoppi”. L’obiettivo prefissato è quello di riuscire a travasare dai due ai tre milioni di metri cubi d’acqua con la speranza che comunque nel frattempo arrivino altre piogge, tutto per garantire le irrigazioni di luglio e agosto, saziando il fabbisogno di agrumeti e frutteti, e per fare si che nelle case venga garantita l’acqua potabile.

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